Post

Il silenzio è cosa viva

Immagine
"Imparare a stare. Imparare a essere vasti e navigare ogni mare e scoprire tra onda e onda un porto". (Chandra Livia Candiani, Il silenzio è cosa viva)


I cieli della poesia

Immagine
che appartengono ancora ad Antonia Pozzi e a una città che integra, nonostante tutto, in un'Italia che tutto disintegra, rinnega, offusca. Perché la poesia è anche questo, il potere di fermare la strada, i passi, i pensieri, un po' come l'albero della pioggia quel giorno a Chiang Mai, in Thailandia, quando mi fece una terribile rivelazione, e fermò voci, traffico, flussi della luna, e gli spiriti si accucciarono ai piedi di un tramonto così infuocato da far male.

No, il cancro non è un dono, e nemmeno una maledizione: è un fatto della vita, punto e basta. Come tanti sono, i fatti della vita.
Le cellule corrono impazzite, e si scontrano, si fanno male, e come tutto finiscono, si sbucciano, sanguinano. Ma forse conservano una scia di luce e magia che si condensa in poesia, o è la saggezza di saper contare le rughe, metterle insieme, e riuscire a ridere. O forse anche questa è un'illusione, e in fondo che importa?

Caliamoci nella terra, a piedi nudi, inseguiamo le strie d…
Immagine
Il mio corpo è un sistema
solare tracciato
nell’orbita del sangue.
Costante e silenziosa la corrente
percorre la carne e la lucida,
e la fa dolce.

Io penso al cuore,
capitale dell’impero,
mercato e crocevia delle membra.
Profondo, trafficato e meccanico
come una testa, immobile
nell’arco del torace.

(Il mio corpo è un sistema di Valerio Magrelli,
Poesie 1980-1992)


Quando l'immaturo, incompleto orecchio umano sente il lento, gioioso, miracoloso cadere di una foglia, quel fruscio di terra e vento, unico. La terra che si dischiude, umida, e accoglie i nostri pensieri, i corpi, le orme, i libri da scrivere, la fine delle stagioni. Quella foglia che cade, nella ruggine di un autunno, è la lezione più bella che la natura ci possa donare. E a questi doni, ci si può solo inchinare a mani piene.

Abiti smessi

Immagine
Ho indossato i tuoi polsi,
anche se non me li hai voluti
prestare.
Tra le maglie larghe degli occhi
si è impigliata una foglia
che si crede Estate.
Tutti gli abiti smessi
nei sacchi senza più indirizzo.
Sono le trapunte di stelle
a custodire l'incertezza,
il gorgoglio di un fiume, le ricevute,
i libri felicemente
rubati alla gioventù.

Vecchi amori

Immagine
Я вернулся в мой город, знакомый до слез,
До прожилок, до детских припухлых желез.Ты вернулся сюда, так глотай же скорей
Рыбий жир ленинградских речных фонарей,Узнавай же скорее декабрьский денек,
Где к зловещему дегтю подмешан желток.Петербург! я еще не хочу умирать:
У тебя телефонов моих номера.Петербург! У меня еще есть адреса,
По которым найду мертвецов голоса.Я на лестнице черной живу, и в висок
Ударяет мне вырванный с мясом звонок,И всю ночь напролет жду гостей дорогих,
Шевеля кандалами цепочек дверных.Декабрь 1930(Osip Mandel'štam) Ho sempre amato gli alfabeti diversi. Quando ricopiavo le lettere in cirillico, sui quaderni a righe nel bagliore aranciato dei tramonti universitari, nella confusione silenziosa della giovinezza, quando dalla finestra torreggiavano gli alberi con le foglie acide. Verde, era il colore. Verdissima la fine di tutti i quaderni, i poeti, le barche sul fiume, le scene al rallentatore con le musiche che sconquassavano.
E ora leggi Mandel'štam con …

Sermoni

Immagine
9 marzo 2000, Binsar, India. Ieri sera mi ha colpito il cielo. Uscendo da cena alle otto, nel buio più completo della luna nuova, m'è parso che non lo avevo mai visto così pieno di stelle e che non m'ero mai veramente meravigliato della sua bellezza. Il cielo stellato è davvero una cosa inusitata e noi abbiamo perso gli occhi per guardarlo.
Stamattina, un piccolo uccellino grigio con delle penne rosse e nere e una bella crestina di penne nere viene sul mio piede e si mette a tirare via fili di lana, parte, torna e sta sul mio piede senza paura, senza esitazione e si riempie il becco della bella lana  dei miei grossi calzini per il suo nido.
Vivek mi tiene la mano, siamo estasiati.
"Siamo diventati così indifferenti alla natura, così indifferenti alla vita!" dice, e gli viene in mente la storia del maestro zen che al tramonto sta per cominciare il suo sermone con tutti i discepoli allineati davanti a sé quando un uccellino si posa sul davanzale della finestra aperta. …