cirurgião

Era un paesino sbattuto dal vento, un vento corsaro e birichino, e di notte quando la strada si svuotava e si spegnevano i neon che proteggevano santi e birre ghiacciate, si udivano persino le nenie dei fantasmi.
In quelle ore svuotate di corvi e avventori, le barche ondeggiavano come miraggi, con le lanterne a petrolio a infuocare il mare.

Una donna minuta e fiorita, con le ginocchia sporgenti, si era accasciata sulla scrivania di un ispettore, per denunciare un'ingiustizia, ma il poliziotto baffuto si era inceppato, incapace di muovere il pollice sulla macchina da scrivere.

Fuori, l'insegna del dottore locale, sbatacchiava cupa, producendo suoni inquietanti.

Cirurgião, c'era scritto con i caratteri che imitavano l'eleganza, e accanto al titolo e al cognome, Da Silva, c'era una croce rossa, che spiccava sotto quei portici che al mattino si popolavano e si animavano per il mercato locale, con le donne accovacciate e le ceste rigogliose di pesce e anacardi.

La donnina, impettita, azzardò un colpo di tosse, ma il poliziotto pareva una statua di gesso, e ascoltava qualcosa di impercettibile, senza però muovere la mano.

L'insegna del chirurgo sbatacchiò tutta la notte, finché non giunse l'alba e con il mattino slabbrato di rosa e arancio, arrivarono i corvi che si fiondarono nella piccola stazioncina di polizia di Chaudi, nel sud di Goa, e punzecchiarono il poliziotto che cominciò a picchiettare sui tasti, infervorato.

La donnina, con quel vestito stravagante a fiori, si alzò sbadigliando - quanto sonno aveva perso! - e uscì dalla stanza senza dire una sola parola.
Si lasciò dietro di sé una scia di sangue.

Nessuno capiva, nessuno sapeva.
Ma così andava a sud.
(Quella donna aveva una linea verticale al posto del cuore, e si chiamava Alfonsina).

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