Juliette - II

«La mia stazione d’arrivo si chiamava Allaudin» cantilenò Juliette, accendendosi un bidi. «Diceva poche parole, e sempre al buio» continuò, con voce stancamente fumosa.
Mila l’ascoltava trattenendo il fiato, mentre la terrazza si trasformava in un tappeto volante che attraversava stagioni, secoli, universi, sentimenti inconciliabili.
«Quella sera le palme, con i loro denti affilati, rimasero fuori. E le mani scabre dei pescatori, le reti. Le barche, i catamarani, e il legno che è l’unica terraferma per la gente di mare». Juliette parlava piano, e staccava le parole come se sgranasse un rosario.
Quella sera Allaudin riuscì a dirle, «Quando ti muovi, suoni».
Juliette si animava, e quando muoveva i fianchi, i polsi, le caviglie e le ginocchia, Allaudin sentiva la musica. Come se i fianchi di Juliette cantassero, o se nell’incavo della gola fossero custodite antiche melodie. «Tu suoni». Era stato l’unico complimento, l’unica cosa bella che uscì da quella bocca salata.  
Allaudin la portò in una stanza, quella sera. I colori si erano sfatti nel salmastro. La schiena di Juliette era costellata di efelidi.

foto presa da qui

Il mare era rimasto fuori, imbronciato.
Allaudin la spogliò, e Juliette ritornò bambina.
Pensò a sua nonna Annette che faceva la sarta e cuciva divise per i gerarchi nazisti. Durante quella guerra sadica e fratricida, sua nonna aveva nascosto i bambini ebrei nella soffitta del suo atelier. Quei bambini, contrassegnati da una stella sbagliata, avevano prestato le braccia e la voce ai manichini. Le stoffe sontuose e arabescate, e gli spilli come gioielli. Sua nonna misurava guerre e tradimenti con il metro da sarta, e Juliette tradiva per cose di poco conto, come le scatoline piene di caramelle aromatiche.
Allaudin la spogliò, e lei si ritrovò. Sentì il metro di sua nonna sulla pelle. Chissà cosa stava misurando, chissà cosa misurano i fantasmi.  
Prima di entrare in quella stanza che avrebbe spezzato la razionalità, Juliette aveva guardato Allaudin, e poi aveva appeso una lanterna a una trave di legno logorata dalle tarme. C’era un gancio, pronto ad accogliere vetro e fiammella, e lei aveva acceso lo stoppino.

Post più popolari