The man with the ten rupee smile

L'uomo col sorriso da dieci rupie cominciava la sua settimana di giovedì, quando lei sbucava dalla scuola di yoga e si fermava nel suo baracchino di succhi di frutta freschi a ordinare in uno stentato ma elegante marathi "Ek ghanna ka raas bina baraaf". Lui si impettiva e si faceva avanti per servirla.
Le preparava con cura il succo di canna da zucchero, senza ghiaccio, come precisava ogni volta lei, e poi le porgeva il bicchiere con esitazione.
Lei lo afferrava distratta e, prima di cominciare a bere, si asciugava col dorso della mano il labbro superiore imperlato di sudore.
Lei era una straniera, assoluta, così pensava spesso lui quando poi la ragazza tirava fuori dalla borsa colorata un pezzo di stoffa, dalle fattezze incerte.
Prima di pagare, lei indugiava qualche minuto. Soffermava lo sguardo inselvatichito dalle trascuranze, e dalla nostalgia, sui negozietti scoppiettanti di vita, le campanelle del tempio dedicato a Lakshmi, il calzolaio, il sarto di strada che dormiva sul marciapiede con la sua macchina da cucire, una vecchia Singer, imbustata in un telo nero, attorniata da un branco di bonari cani randagi.
Chissà chi custodiva il sonno di quell'uomo sfibrato, il sarto dagli occhiali rotti e dal destino smarrito. Quel personaggio era così lucente se lo si osservava alla giusta distanza. Perché, poi, qual è la giusta distanza da se stessi e gli altri? Qual è il metro con cui si misura la vita?
Questi erano i pensieri che increspavano la fronte liscia, quasi innocente, della straniera. E lui, l'uomo col sorriso da dieci rupie s'inceppava ogni volta a osservarla.
Non c'era lussuria, nè morbosità, nel suo sguardo. Solo una curiosità istintiva, bambina, come quando da piccolo scartava i dolci del Diwali.
Poi lei imbrigliava lo sguardo e ricominciava a muoversi. Con una mano gli porgeva il bicchiere vuoto e con l'altra le dieci rupie del succo di canna. Lui prendeva, prendeva quell'attimo.
Lei lo salutava con la mano e poi imboccava la stradina secondaria che costeggiava il retro della stazione di Santacruz (East).
Lui restava fermo a guardarla e poi sorrideva alla schiena di quella straniera. Sorrideva, quel suo sorriso infantile da dieci rupie.
Tutti i giovedì pomeriggio, per circa due anni, lui e la straniera s'incontrarono sull'orlo di un bicchiere vuoto, dove restavano appena uno sbaffo verde di zucchero e tante domande insolute, mentre tutt'intorno sciamava la folla e il crepuscolo calava repentino senza lasciare spazio ai ripensamenti.

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