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Visualizzazione dei post da Novembre, 2016

di karma e coincidenze

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"Triste e depresso, Leonard Cohen, in uno dei suoi tour spirituali, a un certo punto della vita finì a Mumbai per studiare i sacri testi dell’Advaita Vedanta. Restò un anno a scrivere, nuotare, girare per la città. Per ragioni che «sono impossibili da penetrare», gli passò la depressione. Ecco, viene in mente questo cantore americano che gira Mumbai cercando se stesso leggendo uno dei brillanti racconti della collezione Karma Clown. Dispacci da una nazione iperreale, dello scrittore Altaf Tyrewala, tradotto da Gioia Guerzoni e appena pubblicato in Italia dalla Racconti Edizioni"
(da L'India irriverente nei racconti di Altaf Tyrewala, di Carlo Pizzati, 27/11/2016, La Stampa)  

e ancora

Bird on a Wire: How Bombay helped Leonard Cohen find his voice again
un tributo a Leonard Cohen di Ratnesh Mathur



Queuing at the bank

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Era arrivata trafelata in banca, con la sua borsa di tela grezza, gli occhialoni scuri per nascondere l'elettricità di quelle giornate e il blu delle notti. Indossava un kurta avorio stirato male, e si portava le pieghe di quella città addosso.
Il guidatore di risciò, che ascoltava una vecchia canzone di K. L. Saigal, aveva cercato di intavolare una conversazione con il suo inglese spezzato, e lei aveva risposto secca in hindi che non capiva, né voleva capire.

In banca la fila era mostruosa, colpa delle nuove banconote da cambiare, che nemmeno erano arrivate, e già venivano falsificate. Così mostruosa era la fila da scoraggiare, allora lei si era seduta su una panca, tirando fuori un libro di Elèmire Zolla sulle aure. Leggeva svogliata, perché era spossata da quel turbinio di emozioni che si racchiudeva in un nome: Bombay. Ogni tanto prendeva la matita per sottolineare una frase, e intanto i minuti giravano lenti come orbite lontane.
Qualcuno tossì accanto a lei, ma non ci badò.

Not without my memories

"A diary with pages of the past, a carefully wrapped family photograph, a bycicle that has seen better days. What do the people take when conflict pushes them out of their homes?"

un articolo di Nirupama Subramanian, oggi su The Sunday Express Magazine

Perché oggi, nel nostro Occidente climatizzato (estate e inverno) e disinfestato, nel nostro uovo asettico dove tutto passa attraverso uno smartphone - persino le guerre - non possiamo neanche immaginare cosa si nasconde dietro un profugo con la valigia, che arriva a piedi, o su un barcone, che ha addosso la puzza della morte e ha lasciato marcire la sua vita di là dal muro, un qualsiasi muro, quelli che siamo così bravi a costruire.
Ad altre latitudini, altri conflitti, altri muri, morti, attentati e dimenticanze.


L'India che impaluda e nutre

L'India che "macera e corrode, impaluda e nutre" - come scrive Manganelli nel suo Esperimento con l'India. Sono passati tanti anni dal suo viaggio, ma l'India resta così: una terra che ti si appiccica addosso, sulla pelle, sotto le piante dei piedi. Sei tu, in viaggio, che scorri nella pellicola che non è più la tua vita, ma svapora in un flusso incontrollabile, più denso e vischioso dei pensieri. E i templi diroccati sono vibrazioni, i vecchi bungalow ricamati di bianco punto di incontro per nottambuli e fantasmi delle cinque.

L'India può essere travolgente, visionaria, persino allucinogena: un intrico di vicoli, che sono le tue viscere e la tua anima, un labirinto di persone, i sorrisi, le mani, le ciglia. Una moltitudine di esseri viventi - sì, viventi, e non necessariamente umani - perché qui persino con le file di formiche che infestano la casa puoi comunicare e immaginare altri universi, costruire palazzi e ribaltare governi (dove non esistono caste, n…

Lamento per l'Afghanistan

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(e per l'Iraq, la Siria, la Palestina, la lista è lunga...)



(il titolo di questo post è un omaggio a Bruce Chatwin, santo protettore dei miei viaggi e di tutti i nomadi e i randagi moderni)

esperimenti

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[...] In India ho conosciuto una paura prossima alla morte; ho conosciuto la seduzione agevole e impossibile; ho visto gli occhi spalancati e senza pupille, gli dèi sull'altalena, ho visto i mostri e i lebbrosi, sfiorato il deposito delle anime. Tutto fluttua tra follia e rivelazione. Tutto è facile e intoccabile. 
(da Esperimento con l'India, Giorgio Manganelli; e un grazie particolare a Nela-san per questo gioiellino)

E gli esperimenti con l'India sono infiniti, carezze appiccicose, anime che si trasmutano in germogli e parole, incontri surreali, orizzonti al contrario, palpitanti di umanità e scritture, strade che diventano diari, attese mai realizzate, eppure grattacieli di lacrime e risate, mani nelle mani, la cristallina fiducia di un'infanzia rinnovata, le rughe profonde della verità e la saggezza dei vicoli, Dio negli occhi d'ambra dei miei cani, la sorpresa delle foglie, la polvere che ammanta persino i sogni e sovrani i corvi e il frullio dei pipistrelli,…

panorami

«A Londra, certi pomeriggi invernali le nuvole sono così basse e pesanti che ti si stringe il cuore, se però guardi fuori dalla finestra puoi scorgere le palme di cocco sulla spiaggia di un’isola corallina» (dal racconto Honolulu di W. Somerset Maugham, trad. di Vanni Bianconi, Adelphi)

Adam sul 313 che fa la spola tra Kurla e Santacruz (E)

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Il martirio è quello che vivono tutti i giorni gli abitanti della strada, i randagi urbani che non possiedono neppure una stuoia su cui stendersi, e si sdraiano sulla faccia ruvida di Bombay, sui marciapiedi, agli incroci dei semafori. Quei disgraziati che non hanno scelto né la miseria né l’abnegazione. Il martirio delle bambine dai sandali spaiati, stuprate dall’incuria e dalle divinità miopi. Il calvario dei derelitti, arrivati a frotte dalle campagne in cerca di linfa: alla fine si inaridiscono in questa città impossibile. Il venerdì, i poveri si accalcano all’ingresso della moschea di Kurla, spalancano la bocca, allungano le mani monche, scarne, sporche. Supplicano, supplicano chiunque, senza distinzione. Adam è sempre disturbato da queste scene, persino quando le scorge dagli autobus prova una grande, sconfinata impotenza. La stessa impotenza che sfuma in incomprensione e rabbia alla vista delle capre, appena sgozzate, in bella vista sui banconi dei macellai. Nessuno si prende la…

Dance me to the end of love

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Ciao, vecchio (e) amato Cohen


(questa però è Chelsea Hotel #2, my fav)

Di partenze e ritorno

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Ci sono luoghi, e a volte persone, da cui non ce ne andiamo mai.

Americans are counting their votes, and Indian their notes!

Caos in India dopo che il governo ritira le banconote da 500 e da 1.000 rupie. La misura, che per molti indiani è arrivata a sorpresa, ha l’obiettivo di limitare la corruzione e i pagamenti in nero. Tuttavia il 9 novembre molti indiani non hanno saputo come pagare le loro spese, anche perché le banche erano chiuse e i bancomat non funzionavano. I cittadini hanno cinquanta giorni per cambiare le vecchie banconote, che presto saranno sostituite da tagli da 500 e 2.000 rupie (6,50 e 26 euro).
(da Internazionale)

(Il titolo è un messaggio che girava ieri su whatsapp.)

The (real) wild side

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Se ce l'avevano fatta i suoi cani - e per anni, con il cielo avaro o incazzato - ce la poteva fare anche lei.
Quando allineò l'occhio sinistro al ciglio della strada, fu scossa da un fremito.
Le palpebre diventarono serrande e tutte le pagine dei libri che aveva letto, masticato, assorbito sottopelle si sgretolarono, impotenti.

Ehi, babe, take a walk on the wild side. 


Assoluta Abida

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Abida Parveen, cantantessa pachistana, la voce del sufismo



Titolo: Soz-i Ishq – سوزِ عشق – Burning Ardour of Love

Lingua: Punjabi, Urdu, Braj Poesie tratte da: Sultan Bahu (c.1628-1691), Bulleh Shah (1680-c.1758), Kabir (1440-1518)

Yusuf

Si è inginocchiato, e l’aria si è mossa: frusciava silenziosa come velluto. Nella stanza corrosa dalle bugie, le pie illusioni degli uomini, Yusuf ha distolto lo sguardo. Quel gesto, a lungo meditato, ha cancellato la possibilità di qualsiasi parola, e i pensieri sono crollati come grattacieli: ne hanno sentito il boato, il fragore quasi estivo; l’hanno udito insieme. (Da un’altra parte del mondo, in un’altra latitudine, in quello stesso momento, una ragazzina di tredici anni, bionda, con le labbra truccate di viola – un colore che l’adultera, come alcol di contrabbando – si sta spogliando davanti a uno specchio; poi ha acceso una candela nella stanza oscurata. Alla radio trasmettono una vecchia canzone, Falling, di Julee Cruise, e la neve ha iniziato a cadere sui picchi, sulle foreste di un’America solo sussurrata). Yusuf ha distolto lo sguardo e così facendo si è scrollato di dosso l’impura responsabilità e i suoi occhi fotografici, l’unica ammissione della colpa, si sono spostati a…

crocevia II

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Crossroads, o crocevia

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When the narrator continues, the viewer learns that the blood-spotted woman in Malani’s video feels “something sticky under her ass and waist.” The story is drawn from Indian author Mahasweta Devi’s Draupadi.[8] In this final cited text, the central figure is a woman (perhaps a metaphor for land itself, like in Malani’s prints, as Clara Nubile has suggested) who is taken captive during a peasant uprising and brutally raped while her mind fades in and out of consciousness, reconstructed as a nightmare in Malani’s flurried scene. When she finally escapes, she declares to the chief of her captors, “You can strip me, but how can you clothe me again? Are you a man?”[9] Feminist scholar Gayatri Spivak and others have read this scene as an instance of the subaltern speaking, the unarmed woman declaring herself powerful against the force of armed men.[10] Naked, she is more powerful than those clothed, and indeed her bareness is what empowers her.


E sempre qui, l'articolo completo.

Lunchbox

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ovvero un incontro musicale tra oriente e occidente, sitar e cajon


i Lunchbox sono Giulia Coschiera e Lorenzo Marinelli
(concerto tenutosi a Pesaro, nella Biblioteca San Giovanni, settembre 2016)


Qui Giulia illustra un po' la musica indiana.



Fucsia

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La donna con la testa di pesce ha rotto gli equilibri notturni e rischia di inquinare quelli diurni, sconfinando nei mattini. Indossa un corpetto fucsia, con le bretelline di raso. Le coppe col ferretto evidenziano i seni impertinenti, quasi offerti. Le gambe sono fasciate da una gonna blu, vellutata. Svanisce nelle onde che solcano i suoi passi, onde poco arricciate, quasi feline.
Adam la sogna tutte le notti, da più di 252 giorni. A un certo punto, si è rassegnato e ha smesso di contare. A ogni risveglio si ritrova con una grottesca erezione. Un turgore vile, sprecato: quella donna gli sta squilibrando gli orizzonti, sfalsa le dimensioni.
Non ha un nome: è semplicemente la donna con la testa di pesce.
Muove lenta le mani, come se girasse le ruote di una giostra cosmica: per questa ragione non può avere fretta. Nonostante la testa marina, non vive sott’acqua bensì abita al confine delle scale, che si ergono squadrate e rassicuranti come una dittatura.


Sugli scalini decorati da bolle…