esperimenti

[...] In India ho conosciuto una paura prossima alla morte; ho conosciuto la seduzione agevole e impossibile; ho visto gli occhi spalancati e senza pupille, gli dèi sull'altalena, ho visto i mostri e i lebbrosi, sfiorato il deposito delle anime. Tutto fluttua tra follia e rivelazione. Tutto è facile e intoccabile. 
(da Esperimento con l'India, Giorgio Manganelli; e un grazie particolare a Nela-san per questo gioiellino)

E gli esperimenti con l'India sono infiniti, carezze appiccicose, anime che si trasmutano in germogli e parole, incontri surreali, orizzonti al contrario, palpitanti di umanità e scritture, strade che diventano diari, attese mai realizzate, eppure grattacieli di lacrime e risate, mani nelle mani, la cristallina fiducia di un'infanzia rinnovata, le rughe profonde della verità e la saggezza dei vicoli, Dio negli occhi d'ambra dei miei cani, la sorpresa delle foglie, la polvere che ammanta persino i sogni e sovrani i corvi e il frullio dei pipistrelli, quelle ali come veli da calare sulle palpebre e i tramonti, i balconi affacciati sulla città che mai dorme, ovvero Bombay, intessuta tra le mie dita e le caviglie. Bombay, e la malia del ritorno, le pagine stipate di storie, i miei passaporti privati - le foto dei fantasmi, quella casa all'angolo di Turner Rd a Bandra e il tintinnio della Storia, i ricordi di un impero, e le beffe dei topi, le visioni notturne di un barbagianni alla finestra, i beedi fumati durante la tramontana, le bocche socchiuse e la poesia al neon, la vendetta feroce della natura, i sandali spaiati e le mie bambine degli incroci, quella spettrale rassegnazione che riluce a ogni mattino, e diventa sabbia, onda, meraviglia.

I miei esperimenti con l'India stanno per cominciare.  

Apollo Bunder, foto di Slogan Murugan

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