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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2016

Detective

Aveva gli occhi di una lucertola. Be', tutto il viso aveva i lineamenti delicati e inquietanti di una lucertola, e persino il corpo ne aveva le fattezze. Affittava camere a prezzi ridicoli. Lo faceva perché raccoglieva storie e segreti, con quelle sue mani agili da pianista o da truffatrice. Si mormorava che nella sua casa una turista cinese fosse impazzita. Ma la sera, sulla veranda, non c'erano fantasmi, solo le luci sbilenche delle lanterne e le ombre che proiettavano a scatti.
Goa era un sussurro da lassù, al riparo dalle masse dei villeggianti. Sul filo del mare di notte luccicavano le memorie e i pescherecci.
Clotilde era arrivata in quella strana locanda il 31 dicembre, con un bagaglio smilzo.
Piedad le aveva mostrato una camera dalle pareti tinteggiate di verde acqua.
Sotto il cuscino Clotilde trovò una lettera lunghissima in ebraico, e una copia ingiallita e sottolineata di un libro. Probabilmente aveva sbagliato stanza, ma non le importava. Era la fine di un ann…

enigma

nel sogno, che era una mappa, c'era solo una parola incomprensibile e quella parola eri tu.

Muffe

Il cuore, a certe latitudini, si riveste di muffe verdi e arancio, violette. Come apparizioni o visioni, le macchie squamano il cuore. Visto dall'alto potrebbe sembrare un fungo, o un'orchidea in preda a un morbo. Di tutte le stanze di quella ariosa, grande casa al decimo piano, preferiva la finestra della sala. Perché riusciva a sentire la strada - e tutte le forme di vita che l'abitavano e la deturpavano. Da lassù, stesa sul davanzale, protetta dalle grate metalliche, diventava lumaca.
Lento, lento era il suo sguardo. Rallentava quando si posava sui sari fastosi - tutte sete broccate di Benares - della signora Mishra, la facoltosa moglie dell'ingegnere. Una donna ancora giovane, ma sciupata che andava a rifugiarsi in un beauty parlour di Kurla, quando doveva scampare alla quiete dopo la tempesta. Quei momenti di allucinante quiete erano persino peggiori dell'ira del marito. Peggiori delle botte, degli insulti. Quei lividi fluorescenti, quei fiori del male che …

Interno notte

Sono le due del mattino e non riesce a dormire, è quell’ora verdastra in cui tutto può succedere. Si rivolta nel letto. La figlia di sei anni dorme accanto a lei, e ai piedi del letto c’è il pastore tedesco di quasi dieci anni. Lo considera alla pari della figlia, le viene naturale. La luce che giunge da fuori è soffocata, i rumori però sono ancora feroci: stanno scavando, stanno scavando in tutta Matunga. Lavori in corsi, in quella città strozzata dal cemento.
L’udienza in tribunale è andata così così. Il marito, sposato anni prima su insistenza di sua madre, si era fatto vivo dopo cinque anni di silenzi, avanzando pretese sulla bambina che non aveva mai più visto da quando Samira e Zaira se ne erano andate, fuggendo in autobus, e portandosi dietro solo il cane.
Era violento, Anaar. Beveva, perdeva la testa e picchiava tutti, cane compreso. Picchiava forte.
La prima volta che Samira l’aveva confidato a sua madre, la prima volta che le aveva detto quello che faceva il marito in casa,…

sacrificio

La mattina che dovevano sgozzare le capre – «non le ammazzano, le sacrificavano» aveva puntualizzato, convinto e infervorato un suo vecchio amico, ora feroce fondamentalista islamico e logicamente inconcludente – si era svegliata alle 4.30, quando il cielo era ancora tinto di nero, e non era più riuscita ad addormentarsi.
Un cane aveva bussato alla sua porta, graffiando il legno, e lei aveva aperto. Si era infine alzata e aveva messo su la moka, su un sottofondo di corvi e pipistrelli che cominciavano a svegliarsi schiamazzando. Presto sarebbero arrivate le nenie del muezzin, e i canti nel vicino tempio indù e tutto il resto, ma in quel momento ascoltava il beato gorgoglio del caffè.
A volte, quando non riusciva a dormire la notte, le capitava di fare pensieri sparsi, evanescenti. L’odore del muschio nei boschi, la consistenza della pelle di sua nonna purtroppo morta, il fruscio dei vecchi libri ingialliti, persone scomparse. E ogni tanto le capitava pure di pensare a una persona che…

The Joy of Writing II

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The joy of writing

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il bene più prezioso

di ritorno da uno dei suoi vani e infruttuosi pellegrinaggi, si era fermata in libreria - una di quelle catene indiane piene di gadget, oltre che di libri e aveva scelto a caso, ma forse non così a caso perché in fondo sono sempre i libri a decidere per noi - e ripensava al sole accecante sul mar d'Arabia, mentre sfrecciava in taxi sul Sea Link, bypassando il cuore antico di Bombay che quel giorno festeggiava il dottor Ambedkar, il dio degli intoccabili, dalit, pariah e altre specie poco gradite in India. Fiumane di persone, carri con musica ad altissimo volume, danze e percussioni sfrenate: il cuore pulsante dell'India maltrattata si faceva sentire ogni tanto.
Ma tutto questo lei non l'aveva visto, l'aveva solo udito, perché ora certi piccoli lussi - tipo prendere un Uber e non più quei treni suburbani così traboccanti e sfinenti - e quindi era andata al suo appuntamento, inutile, come ogni cosa che riguardava il potere, le burocrazie e i governi.
Dopo aver riempito …

Enjoy the silence

S'incantava ancora sulla riva di una pagina, nuotava nelle matasse delle parole e districava le storie - alcune antiche, scolorite di speranza, come quella di Antonio, passato nelle mani di Plutarco e poi ancora rigirato nei versi di Kavafis. Lei l'aveva visto, Antonio, e i suoi segni magici: la rivoluzione che sfasava le epoche, e le coordinate logiche.
Anche questo era il dono di quella città vorace e ingorda, che tutto toglieva, eppure ogni tanto, quando si ritirava la marea - come succedeva ad Haji Ali e compariva la passerella sul mare - donava barlumi di speranze, oggetti ritrovati, l'argento delle vite dimenticate.

E in quel frastuono, assordante e avvilente, lei ritrovava il silenzio.
Il silenzio di quando era bambina, e tutto era possibile.
Glielo restituivano i corvi all'alba quel silenzio, lucente e lindo.
E persino le lacrime e le morti e le mancanze diventavano zucchero.    

(E le donne in processione piangono Antonio, o chi muore in mare, chiunque, in qu…

Blue velvet

La voce era stridula, quasi sul punto di spezzarsi. Sentiva le lacrime dentro quella voce, e a un certo punto, incuriosita si era voltata: l'ennesima lite in banca, pensò. La fila era un'alta marea, la gente scontrosa. Quella rabbia che deriva dalla stanchezza, e anche dalla vita randagia di quella città, che finiva per spossarti.
Mentre aspettava che toccasse a lei, mandava whatsapp altrove, in una dimensione remota.
La voce però persisteva, adesso era come una banda di percussionisti impazzita. Rauca, maschile, aggressiva. Urlava insulti in marathi, strillava, lacerava. Le lacrime non si sentivano più, erano state cancellate da un'urgenza più carnale: i soldi, il cash che mancava.

A un certo punto, la straniera si era girata, perché tutti gli altri nella fila scomposta si erano radunati in cerchio, attorno alla Voce. Il manager della banca era corso verso di lei e aveva detto, "Madam, venga con me al sicuro." E l'avevano scortata in un cubicolo di vetro co…

self-discipline

The wise discipline themselves; the unwise discipline others" (Pramukh Swamiji)