Detective

Aveva gli occhi di una lucertola. Be', tutto il viso aveva i lineamenti delicati e inquietanti di una lucertola, e persino il corpo ne aveva le fattezze. Affittava camere a prezzi ridicoli. Lo faceva perché raccoglieva storie e segreti, con quelle sue mani agili da pianista o da truffatrice. Si mormorava che nella sua casa una turista cinese fosse impazzita. Ma la sera, sulla veranda, non c'erano fantasmi, solo le luci sbilenche delle lanterne e le ombre che proiettavano a scatti.
Goa era un sussurro da lassù, al riparo dalle masse dei villeggianti. Sul filo del mare di notte luccicavano le memorie e i pescherecci.
Clotilde era arrivata in quella strana locanda il 31 dicembre, con un bagaglio smilzo.
Piedad le aveva mostrato una camera dalle pareti tinteggiate di verde acqua.
Sotto il cuscino Clotilde trovò una lettera lunghissima in ebraico, e una copia ingiallita e sottolineata di un libro. Probabilmente aveva sbagliato stanza, ma non le importava. Era la fine di un anno, uno qualunque.
Il libro era I detective selvaggi di Roberto Bolaño.

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