Muffe

Il cuore, a certe latitudini, si riveste di muffe verdi e arancio, violette. Come apparizioni o visioni, le macchie squamano il cuore. Visto dall'alto potrebbe sembrare un fungo, o un'orchidea in preda a un morbo.
Di tutte le stanze di quella ariosa, grande casa al decimo piano, preferiva la finestra della sala. Perché riusciva a sentire la strada - e tutte le forme di vita che l'abitavano e la deturpavano. Da lassù, stesa sul davanzale, protetta dalle grate metalliche, diventava lumaca.
Lento, lento era il suo sguardo. Rallentava quando si posava sui sari fastosi - tutte sete broccate di Benares - della signora Mishra, la facoltosa moglie dell'ingegnere. Una donna ancora giovane, ma sciupata che andava a rifugiarsi in un beauty parlour di Kurla, quando doveva scampare alla quiete dopo la tempesta. Quei momenti di allucinante quiete erano persino peggiori dell'ira del marito. Peggiori delle botte, degli insulti. Quei lividi fluorescenti, quei fiori del male che le stampava addosso il marito erano ancora più inquietanti nella quiete. Erano accecanti, disturbavano ogni equilibrio.
Disfatta, nel corpo e nello spirito, nel silenzio che troneggiava ovunque in quell'appartamento maestoso, la signora Mishra prendeva la carta di credito delle emergenze e andava in risciò a Kurla, dove la sua estetista di fiducia si prendeva cura di lei. Stesa sul lettino da massaggi si faceva truccare, depilare e ungere di oli profumati. L'estetista e le sue giovani aiutanti ogni volta sfumavano lividi e ferite con sapienza. Le asciugavano le lacrime che finalmente sgorgavano copiose. Fatima, l'estetista, raccoglieva le lacrime di quella ricca signora come fossero acqua piovana. Fatima aveva le mani generose.
In fondo, erano solo donne e sole tra donne.
E anche Kika era come loro, e si stendeva sotto la luna che dalla finestra del decimo piano era ancora più surreale.

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