Post

Visualizzazione dei post da Gennaio, 2017

farfalle

Immagine
Doveva ritirare le analisi. L'avevano già chiamata diverse volte dalla clinica."Signora, deve assolutamente passare a ritirare il referto. Il dottore dice che è abbastanza urgente", così le avevano ripetuto le infermiere della piccola clinica, che era solo un laboratorio minuscolo in realtà, incuneato sotto il ponte di Santacruz. Dopo le prime telefonate, a cui aveva risposto diligente, Fateema aveva cominciato a ignorare lo squillo del cellulare.
A dire il vero, in quei giorni non aveva voglia di parlare, né di rispondere a nessuno. Non chiacchierava nemmeno più con la donna che raccoglieva la spazzatura tutte le mattine. A domicilio, la grassa ma dignitosa signora dalla pelle scura passava di porta in porta a raccogliere le immondizie altrui, che poi calava in un secchio blu. Di solito Fateema parlava con quella donna dal nome impronunciabile, le regalava sempre un dolcetto o un pezzo di cioccolata, chiedeva come stavano i figli e nipoti, queste cose qua.
Ma persino q…

time travelling in Bombay

Immagine

So closely akin to us

This is at bottom the only courage that is demanded of us: to have courage for the most strange, the most singular and the most inexplicable that we may encounter. That mankind has in this sense been cowardly has done life endless harm; the experiences that are called "visions", the whole so-called "spirit world", death, all those things that are so closely akin to us, have by daily parrying been so crowded out of life that the sense with which we could have grasped them are atrophied. To say nothing of God.
(Rainer Maria Rilke)

Alla ricerca del leopardo delle nevi, somewhere.

Giulio

E Giulio continuava a morire, in un video, nelle parole dei giornalisti, nelle menzogne di uno Stato (o di più Stati). Moriva Giulio, nei telefonini, negli schermi di un pc, dappertutto Giulio moriva, e non era ancora l'anno scorso.
Moriva Giulio, e il cuore del piccolo mondo si stringeva per lui.
Persino le foglie piangevano la sua morte annunciata, le folate di vento, il fragore irriverente dei mercati.

sotto pelle

Immagine
La violenza, ormai, le scorreva sotto pelle. Era livida, sfocata, tutta la violenza fosforescente che aveva assorbito nei lunghi anni di matrimonio con Kailash. Una violenza che era come una coperta sporca da nascondere, come gli assorbenti igienici, il vomito dei bambini, le pipì dei gatti.
Non ne aveva mai parlato con nessuno: era come una spugna, Parvati. Assorbiva l'ira del marito, dei suoceri, dei vicini, dell'intera città. Assorbiva, per trattenerla quella violenza. Era convinta che così non sarebbe mai successo niente ai suoi cari, alla figlioletta e al cane. Eppure, quell'odio spropositato e illogico la feriva, la deturpava e la gonfiava.
Ogni tanto si guardava allo specchio e non si riconosceva. Chi era quella donna grassa e sciatta?
Chi era.
Poi, un pomeriggio, si era ritrovata. Di botto, si era ritrovata giovane, magra, bella, con gli occhi lucenti, le mani immacolate. Si era ritrovata nell'abbraccio, goffo e impulsivo, che aveva dato alla sua prof di itali…

soz-e-ishq

Immagine
bastava poco per cambiare dimensione, per lasciarsi dietro la Mumbai che scimmiottava l'Occidente nelle sue forme più bieche e meno interessanti - perché l'Occidente, in fondo, le apparteneva ancora e aveva qualcosa di buono sotto la superficie noiosa e omologata (boring, avrebbe detto un suo vecchio amico tedesco).
Bastava così poco.
Si copriva la testa con una dupatta dal colore improbabile, una sorta di azzurro cenere che non le donava, ma la accendeva di gioia, e usciva in strada.
Selezionava con cura il risciò driver. Non prendeva il taxi con le app del telefono, no. Perché per entrare nella vecchia Bombay ci voleva il guidatore di risciò adatto. Sceglieva sempre il più vecchio e malinconico.
Oggi aveva scelto un vecchietto musulmano con il barbone lungo e la papalina, e gli occhi misteriosi cerchiati di kajal. "Kurla jaenge, ji" gli aveva detto in un hindi traballante, ma amichevole, e il risciò era partito e in quel momento avevano varcato la dimensione tempo…

Prigionieri

Tutte le mattine, quando apriva gli occhi, quel cielo gli cadeva addosso. L'azzurro era lancinante, come un sentimento o una colpa. Quel cielo lo costringeva a restare vivo, vigile, intero.
Certe sere, nel campo di prigionia, gli mancava l'aria feroce del Punjab. I risvegli, la nebbia, gli scialli di lana e le mani strette sulla terracotta delle tazze del chai. L'ocra di quei momenti, la luce sulfurea della giovinezza.
E invece lì, a quelle latitudini strampalate, oltre la fila dei fichi d'India, il cielo reclamava la sua completa attenzione. E allora, Kushal si arrendeva e sospirava.
Già, la bellezza sapeva essere contagiosa.

Anno nuovo

Il fondamentalismo islamico l'annoiava, era terribilmente deprimente. Tutti gli estremismi privi di logica l'annoiavano.
Ma i realvisceristi erano proprio fichi.