Prigionieri

Tutte le mattine, quando apriva gli occhi, quel cielo gli cadeva addosso. L'azzurro era lancinante, come un sentimento o una colpa. Quel cielo lo costringeva a restare vivo, vigile, intero.
Certe sere, nel campo di prigionia, gli mancava l'aria feroce del Punjab. I risvegli, la nebbia, gli scialli di lana e le mani strette sulla terracotta delle tazze del chai. L'ocra di quei momenti, la luce sulfurea della giovinezza.
E invece lì, a quelle latitudini strampalate, oltre la fila dei fichi d'India, il cielo reclamava la sua completa attenzione. E allora, Kushal si arrendeva e sospirava.
Già, la bellezza sapeva essere contagiosa.

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