sotto pelle

La violenza, ormai, le scorreva sotto pelle. Era livida, sfocata, tutta la violenza fosforescente che aveva assorbito nei lunghi anni di matrimonio con Kailash. Una violenza che era come una coperta sporca da nascondere, come gli assorbenti igienici, il vomito dei bambini, le pipì dei gatti.
Non ne aveva mai parlato con nessuno: era come una spugna, Parvati. Assorbiva l'ira del marito, dei suoceri, dei vicini, dell'intera città. Assorbiva, per trattenerla quella violenza. Era convinta che così non sarebbe mai successo niente ai suoi cari, alla figlioletta e al cane. Eppure, quell'odio spropositato e illogico la feriva, la deturpava e la gonfiava.
Ogni tanto si guardava allo specchio e non si riconosceva. Chi era quella donna grassa e sciatta?
Chi era.
Poi, un pomeriggio, si era ritrovata. Di botto, si era ritrovata giovane, magra, bella, con gli occhi lucenti, le mani immacolate. Si era ritrovata nell'abbraccio, goffo e impulsivo, che aveva dato alla sua prof di italiano. Un abbraccio necessario, che era durato un'eternità, mentre tutt'intorno vorticava Bombay, e frinivano i cieli, e scorrevano i titoli catastrofici dei giornali di tutto il mondo.
"Grazie per essere con me" aveva mormorato tra le lacrime incandescenti. "Grazie", e in quel momento Parvati si era fatta uccello.

Photo by QT Luong, presa da qui
  

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