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Visualizzazione dei post da Marzo, 2017

Lost at sea

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L'incanto delle prime nuvole che scambiammo per vecchie amiche scomparse.

sconfinando

Fumavamo bidi alla finestra e aspettavamo il monsone.
Le nuvole che svaporavano nel rosa aranciato del tramonto erano l'illusione più grande, come i nani con gli ombrelli sui bordi delle foreste. Quelle bizzarre apparizioni, fugaci interrogativi, che vedevamo sfrecciando in autobus.
Gli autobus erano la nostra giostra personale, ci regalavano brivido e oblio.
Facevamo l'orlo alle nostre giornate coi pensieri affilati, poi tagliavamo il superfluo. Praticavamo, senza riuscirci, il non-attaccamento, perché poi ci innamoravamo della polvere e degli insetti, li cullavamo tra le nostre braccia.
Mucchi di stoffa e di vite, ai nostri piedi scalzi.
La stanza diventa un labirinto, quando spossati dal cielo, non uscivamo.
Costruivamo lanterne di carta e usavamo le verdi bottiglie come telefoni o sismografi.
Nulla interrompeva la feroce quiete dell'India.
Nemmeno l'incidente, quel giorno.

Sempre in autobus, incollati al finestrino, mentre scorrazzavano intorno a noi galline, vom…

la febbre nell'insetto

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(da Aure: i luoghi e i riti, di Elémire Zolla)

ultimo giorno di primavera

quel ventuno marzo sarebbe stato il tuo ultimo giorno di primavera, ti eri affacciata sull'orlo di quell'alba infausta di nuvole e vento. Non ti piacevano i temporali, avevi paura dei lampi, e io invece la bevevo la luce liquida, l'elettricità della natura impazzita. Quando il vento scuoteva i paesi e strappava gli addobbi del cielo, io gioivo e rinascevo: mi facevo falena, pipistrello, serpente, delfino, mi crescevano le ali setose, le scaglie d'argento, forse diventavo stella marina.
Tu, ti facevi gatto, raggomitolata sotto le coperte. Quante volte siamo sprofondate insieme sotto le coltri di inverni feroci. Il fuoco acceso, la tua marlboro rossa fumata di nascosto sotto il camino.
E di nascosto di chi, poi?, visto che in quella grande casa cavernosa c'eravamo rimaste solo noi due, noi che portavamo lo stesso nome luminoso e profetico, ma non lo stesso destino. Perché tu eri destinata all'amore infinito, quello stesso che ci ha riunito attorno al tuo capezza…

onde

Era stata tutta la vita la moglie di un pescatore. Parlava solo la lingua degli ami e della fatica, e ora la scintillante straniera che le sorrideva dal giornale era morta, e lei non se ne capacitava.
L'oceano era crudele, ma non fino a quel punto.
L'oceano ti lasciava la dignità, anche nella morte, e il pudore.
Gli uomini, no.

e gli spiriti ti parlano

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e ti ascoltano, e le pagine (o le preghiere) sono quelle degli altri.

Tabucchi

Antonio Tabucchi non è mai morto, si è trasferito sulla strada che da Agonda va a Chaudi. In compagnia di un cane scorbutico con gli occhi gialli e i denti dispettosi, ha un baracchino dove vende biscotti, arachidi, creme sbiancanti e benzina in vecchie bottiglie d'acqua. Ogni tanto mastica qualche parola di portoghese, ma soprattutto ha imparato il konkani. Il suo sguardo è liquido, e sfuma tra palme e risaie, oltre le motociclette rissose e le mucche insonnolite, in attesa delle prime nubi di un monsone eterno.

il profumo del pane

L'altra notte ho incontrato un profugo siriano. Se ne stava in una piazzola di cemento e arbusti, con una macchina blu, un modello vecchio ma scintillante. Forse l'aveva lucidata con cura. Sul tetto della macchina - che era la sua casa, come mi avrebbe raccontato - aveva adagiato con estrema attenzione, come fossero viventi, dei filoni di pane con la crosta croccante, gustosa. Li aveva posizionati per file ordinate, stesi come cadaveri quei pezzi di pane. Il sole ci accecava, aveva cominciato a picchiare forte a quel punto del sogno.
E io allora gli ho chiesto, ma perché metti il pane al sole, qui sulla macchina?
Ogni pezzo di pane è per un morto che mi sono lasciato alle spalle in Siria. Ogni pezzo di pane per i miei cari, i miei amici, i miei vicini di casa che non sono riusciti ad arrivare sani e salvi fin qua.

(e la guerra continua, nei libri e fuori, e il sole è un agente chimico)

Drawers

Si era smarrita in un cassetto, o forse era una conchiglia. La luce era smerigliata, ma inquinata dal neon; l'aria sapeva di naftalina, ma il legno era vellutato. E si poteva persino nuotare, in quella dimensione sfalsata che si chiamava esilio.