il profumo del pane

L'altra notte ho incontrato un profugo siriano. Se ne stava in una piazzola di cemento e arbusti, con una macchina blu, un modello vecchio ma scintillante. Forse l'aveva lucidata con cura. Sul tetto della macchina - che era la sua casa, come mi avrebbe raccontato - aveva adagiato con estrema attenzione, come fossero viventi, dei filoni di pane con la crosta croccante, gustosa. Li aveva posizionati per file ordinate, stesi come cadaveri quei pezzi di pane. Il sole ci accecava, aveva cominciato a picchiare forte a quel punto del sogno.
E io allora gli ho chiesto, ma perché metti il pane al sole, qui sulla macchina?
Ogni pezzo di pane è per un morto che mi sono lasciato alle spalle in Siria. Ogni pezzo di pane per i miei cari, i miei amici, i miei vicini di casa che non sono riusciti ad arrivare sani e salvi fin qua.

(e la guerra continua, nei libri e fuori, e il sole è un agente chimico)  

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