equazione

l'equazione era semplice: non era lei ad abitare la città, ma era la città ad abitarla. Di notte si aprivano mulinelli d'acqua tra le crepe dei sogni, i pensieri erano stellati, e non c'era spazio per altro, se non per poche parole, forse qualche sillaba.
Le foreste si potevano immaginare sui muri scrostati. Il miracolo di ombra e luce che compiva il vento sugli alberi, era il suo cinema personale: quando poi ci si illudeva al tramonto, che forse la notte avrebbe portato scampo.
(e da qualche altra parte la notte portava i missili).  

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