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Visualizzazione dei post da Maggio, 2017

siyāḥa

Il termine qui tradotto con "viaggiare" è siyāḥa, da una radice syche indica lo scorrere dell'acqua. Oggi utilizzato nel significato di "turismo", nel linguaggio dei sufi designa la peregrinazione mistica (il sā'iḥ, dalla stessa radice è il "sufi errante";cfr. H. Ferhat, Les relations entre le Maghreb et l'Orient au Moyen Age, in "Quaderni mediterranei", 1997, n. 9, pp. 78-79)

da "Andar per genti" di Claudia M. Tresso, introduzione a I viaggi di Ibn Battuta)

Welcome home

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E poi ci scriveremo sopra una poesia

Fontane

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L'aria è antica e merlettata. Le palme danzano tarantelle improvvisate nel vento. Lo scirocco, per chi torna senza coppola in testa e col biglietto scaduto, è un incantesimo. Negli orizzonti perduti, sfocati s'intravedono lupi e ostriche.
La città è solo un'idea, è sfumata. Impera la torre coi suoi distratti fantasmi che si divertono a invertire il tempo, e l'orologio non scocca mai la mezzanotte perché le stelle sono scese col treno, sfilano nei campi arsi. L'orologio quando cambia umore, segna l'eterna controra.
Le mani diventano lucertole. Dai balconi giungono le nenie indistinte di vedove, zitelle e negromanti. I bambini rilucono nelle fontane. Il cielo è luce pura, abbacinante, forse è l'essenza indomita della scrittura.
Come una serpe, attraverso la mia camera a sud.

La città delle storie

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dove tutto nasce e muore, per poi divenire carta, pagine, soffio.


Ombre

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Le febbri - i racconti

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In un arco temporale che va dagli anni Quaranta ai giorni nostri, nei racconti che compongono la raccolta Le febbri Oriente e Occidente s’incontrano, si scontrano, s’intrecciano e a volte si separano, oppure s’innestano. Vite quotidiane, come quella di Giulia, studentessa italiana di sitar a Mumbai che riflette sulla dipendenza del desiderio; oppure Hitendra, che vive in India e guarda i film di Lino Banfi in italiano; o ancora Tack, donna tailandese che studia italiano con un maestro indiano e ha trovato la serenità in sogno; e Cherry, prostituta di Bangkok, che si sente figlia della sua città immensa e bestiale, punita da un cliente lacrimoso per un gesto d’affetto sbagliato.
I protagonisti di questi racconti vivono inseguendo il viaggio, la verità e se stessi a qualsiasi costo, perfino a rischio della vita.
Sullo sfondo, l’Asia in tutto il suo splendore e il suo orrore, raccontata così com’è: nuda e cruda, senza esotismi.
Racconti attuali e molto umani, irrimediabilmente umani, in…

noi siamo la pioggia

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si era infilata i jeans usati, comprati a Colaba di venerdì, da un musulmano con una bancarella affollata, che smadonnava felice ogni volta che concludeva un affare, e mentre calzava quel residuo d'altrove, pensava a una frase che aveva letto di passaggio, tra una dimensione e l'altra, quando si aggrappava forte all'utero melmoso di Bombay come una stella marina, e questa frase recitava "Noi siamo la pioggia", e lei aveva pensato che se la poteva tatuare addosso, così non se ne sarebbe mai andata, perché i corpi si muovono, ma le anime restano, sempre, ovunque.
Poi si era ritrovata a Otranto, ma era il 1400, il millequattrocento e qualcosa, e c'erano spiriti che s'infiammavano nelle tempeste, e lei e sua madre appartenevano a quelle stirpi sventurate e insolenti. C'era una gran confusione, tutto si sfalsava, le latitudini collidevano, i corvi gracchiavano su ogni finestra delle sue tante vite. I corvi, l'unica certezza. E da qualche parte, lo sco…