noi siamo la pioggia


foto presa da qui
si era infilata i jeans usati, comprati a Colaba di venerdì, da un musulmano con una bancarella affollata, che smadonnava felice ogni volta che concludeva un affare, e mentre calzava quel residuo d'altrove, pensava a una frase che aveva letto di passaggio, tra una dimensione e l'altra, quando si aggrappava forte all'utero melmoso di Bombay come una stella marina, e questa frase recitava "Noi siamo la pioggia", e lei aveva pensato che se la poteva tatuare addosso, così non se ne sarebbe mai andata, perché i corpi si muovono, ma le anime restano, sempre, ovunque.
Poi si era ritrovata a Otranto, ma era il 1400, il millequattrocento e qualcosa, e c'erano spiriti che s'infiammavano nelle tempeste, e lei e sua madre appartenevano a quelle stirpi sventurate e insolenti. C'era una gran confusione, tutto si sfalsava, le latitudini collidevano, i corvi gracchiavano su ogni finestra delle sue tante vite. I corvi, l'unica certezza. E da qualche parte, lo scoppio delle piogge. (O stava sognando?)    

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