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Visualizzazione dei post da Giugno, 2017

emisferi

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si incontravano spesso sull'orlo di un bicchiere, quando fuori ululavano le foglie e sembrava di tuffarsi in un mondo ruvido e alcolico, che poteva esistere solo nei grandi romanzi russi.
"Ai poeti russi - Blok, Chlebnikov, Esenin - devo tutta la mia vita", le disse Veronique mentre asciugava le lacrime del bicchiere.
"E le poetesse russe, no?", chiese Marion.
Marion non riusciva a staccarsi di dosso il verso di una poesia, la bambina di una poesia che deglutiva mare, la seguiva nei sogni, era nelle voci della radio, era nei racconti che aveva mietuto come spighe di grano camminando nuda nei campi quando tutti sognavano. Quella bambina sola che moriva, e deglutiva mare*.
"Oh, le poetesse russe, quelle dannate", sospirò Veronique. Dietro di lei, le foglie erano fitte come ragnatela, si scuotevano tutte, e il cielo era diventato una lavagna nera.
Poi era calato il silenzio, maestoso come vento. Aveva spaginato i pensieri e i vestiti estivi che indossav…

Le Febbri

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da oggi in tutte le librerie e on-line su Amazon, IBS, lafeltrinelli, & co.


E(s)terna

grazie molto per il tuo incoraggiamento. Non lo sai, quanto mi hai aiutato a riprendere la penna dopo tutto questo tempo. Iqbal.
I suoi studenti, come pure le sue studentesse, erano per sempre. Ora lo sapeva, ora che erano distanti epoche, emisferi. Per sempre, come certi tramonti in India, e i corvi al risveglio. Scandivano un'eternità fatta di qui e ora. Come i morti con i pugni stretti, pieni di terra e fiori gialli. Come un'antica ragazza con le ballerine ai piedi, comprate da un negozio in piazza, una ragazza coi capelli bianchi che oggi in una chiesa sperduta si era chinata a baciare, con le labbra, una bara di legno di betulla. La grazia, ecco cos'era stato quel momento di intimità luttuosa.
Ora tutto poteva riposare, il grano sfatto, le cicale così presenti, i gelsi bianchi.
Tutti avrebbero chiuso gli occhi, nell'eternità, e lei poteva riaprire i segreti contenuti nelle pagine di Alice Munro.
C'era sempre tempo, per respirare con le mani. O forse, no.

Equilibrio

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la Regina era tornata

e le stava donando Anjum, il padre sconsolato Mulaqat Ali che curava le malattie con le poesie in urdu, Saddam Hussain e persino il cane Biroo, tutti senza filtri, come i suoi amati bidi che fumava al tramonto, affacciata al balcone, coi piedi scalzi e il reame di corvi che sempre l'accompagnava a quell'ora incerta, quando il cielo si squamava e si diluiva nei bicchierini, e in quei momenti Bombay era davvero uno stato di grazia.

La Regina era proprio tornata e le versava le sue storie da una fragile teiera, che aveva attraversato i secoli. Non sapeva quanto sarebbe durata questa visita, per ora sfavillava mentre una candela solitaria scandiva la notte, una finestra spalancata, e le civette, qui c'erano le civette. Ecco cos'era cambiato. I pellegrini si orientano con le ombre e i richiami degli animali, lei preferiva le ali.

Di notte, quando aveva raccolto la storia di Sarmad, spogliandolo della sua santità, sbriciolandolo tra le pagine fioche, aveva sentito un guizz…

meri jaan

vi eravate date appuntamento per mezzogiorno, ma poi perse nei mari di traffico, tutto era slittato come un lento fotogramma, e quando infine era stata Colaba, con la luce accecante del pomeriggio, una luce impietosa che non perdona le virgole, vi eravate dirette al Woodside Inn, dove andava a bere il chai un poeta corposo e irriverente, che di quella città aveva cantato gli incroci, i poveracci e i cani randagi. Viaggiavate entrambe leggere, con le borse di stoffa cariche di libri - la leggerezza delle pagine, l'incoerenza di quelle storie - e gli occhiali da sole.
Lei  - la poetessa - aveva subito ordinato una birra ghiacciata, e tu l'avevi trovata un'ottima idea. Al riparo dalla ferocia maschile, vi eravate spogliate i pensieri. Avevate parlato di poesia, in tutte le sue forme. Poi vi eravate scambiate le parti e tu avevi indossato i suoi occhiali da miope e i capelli bianchi, le tuniche colorate e quei ciondoli irresistibili.
Eravate tornate insieme a una sera che le …

Fantasmi alla finestra

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bilance

Li incontrava sempre sui tanti ponti che attraversavano le stazioni suburbane come tante ragnatele. Accovacciati, quasi molleggiando, i vecchietti con le bilance - antichi aggeggi che parevano misurare il peso dell'anima e dei pensieri - portavano degli occhiali spessi, sbilanciati sui nasi adunchi. Spesso, quasi sempre, erano musulmani senza più barba, con i denti storti e macchiati di betel. Ovunque stesse andando, qualsiasi umore avesse, si fermava sempre cercando le cinque rupie nel borsellino. Si pesava con un sorriso, rivolgendo qualche stentata parola di hindi. I "pesatori" erano impassibili, non si facevano turbare dalla straniera, ma c'era sempre un effetto, e lei si pesava per quello. Subito qualcuno nella folla rallentava e si fermava. Si radunava una piccola folla. E la bilancia si sgravava dalla polvere e dai crucci.
Ciabattando, poi se ne andava, incontro a un treno, un caffè, o a chissà quale destino.
La città restava sospesa sul bordo. Tra i pali ele…

Arundhati is back

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She lived in the graveyard like a tree.  


C'erano

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ci sono posti infestati, così belli e unici nella loro disperazione, acque di cemento, cieli chimici, eppure... delle wasteland che raccogli come margherite, da far essiccare nei libri, nei ricordi, sul corpo.




e ogni volta questo mal'Adriatico ti battezza, nel nome del padre, ed è come distruggersi e poi ricomporsi, a caccia di tracce invisibili, che sono poi l'essenza del tuo vagare e del tuo scrivere. Amen.







Across the Universe

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Era stanca di sentire parlare di scontro di civiltà, era stanca di dover filtrare col colino del tè le bugie che propinavano ovunque. Ultimamente beveva un ottimo tè vietnamita in foglia, al fior di loto - regalo di L. - e pensava spesso ai cerchi di luce o all'acqua dell'Adriatico, poco prima di addormentarsi. Poi aveva pensato a una canzone che non ascoltava da tanto, troppo tempo. Questa.


Adriaticamente

dinanzi a questo mare immenso, a tratti cupo e potente, a tratti pura luce sbiancante, ci si inchina, ci si arrende, ci si sente a casa, e tra i piedi tornano le rotte di antichi viaggiatori, sontuose come conchiglie e piume, e gli occhi si fanno madreperlati; è un mare che ti rapina, ti scuoia, e ti mostra gioia e miseria dell'umanità; il mare delle sigarette, dei contrabbandieri, e dei profughi; il mare del sogno e della disperazione, salvifico per chi a volte torna.
Sempre Adriatico è il mese intravisto da treni nella notte, fughe improvvisate, mercoledì sospesi, e tutto si frantuma per poi ricomporsi con un tassello in meno. Mare di santi e pirati, di Madonne dipinte sul petto, di pentiti che recitano il rosario sgranando mandorli e ulivi. Il mare di certe sorelle smarrite, pomeriggi usati, gatti che vedono e tacciono. Il mare degli zingari e dei pacifisti, il mare che respingeva per miracolo le bombe, e che intreccia i desideri per poi reciderli, bizzarro.
Il Mare, che sempr…