E(s)terna

grazie molto per il tuo incoraggiamento. Non lo sai, quanto mi hai aiutato a riprendere la penna dopo tutto questo tempo.

Iqbal.


I suoi studenti, come pure le sue studentesse, erano per sempre. Ora lo sapeva, ora che erano distanti epoche, emisferi. Per sempre, come certi tramonti in India, e i corvi al risveglio. Scandivano un'eternità fatta di qui e ora. Come i morti con i pugni stretti, pieni di terra e fiori gialli. Come un'antica ragazza con le ballerine ai piedi, comprate da un negozio in piazza, una ragazza coi capelli bianchi che oggi in una chiesa sperduta si era chinata a baciare, con le labbra, una bara di legno di betulla. La grazia, ecco cos'era stato quel momento di intimità luttuosa.
Ora tutto poteva riposare, il grano sfatto, le cicale così presenti, i gelsi bianchi.
Tutti avrebbero chiuso gli occhi, nell'eternità, e lei poteva riaprire i segreti contenuti nelle pagine di Alice Munro.
C'era sempre tempo, per respirare con le mani. O forse, no.

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