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Visualizzazione dei post da Luglio, 2017

Piedi spaiati

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Penso spesso a un’immagine che solo io vedo ancora  e di cui non ho mai parlato.  È sempre lì, fasciata di silenzio, e mi meraviglia.  La prediligo fra tutte, in lei mi riconosco, e m’incanto.
(Marguerite Duras) 
Bangkok è una prostituta coi piedi spaiati. Porta i tacchi alti anche quando piove, ogni tanto inciampa, sbanda, si fa prendere da dettagli irrilevanti o inconsistenze, e così perde di vista l’orizzonte. La nostra Bangkok ci assomiglia parecchio, e ha pure questi piedi strabici, dispari, che non la radicano e non la ancorano alla realtà; e allora lei fluttua, incurante, un po’ smarrita, in mezzo allo smog, al cielo di cemento e queste cose qua. Sì, è un po’ la nostra sorella maggiore, non di certo nostra madre, perché Bangkok ha sempre avuto un rapporto di complicità con noi: ci fa il solletico e ridiamo insieme, e noi ragazze semplicemente l’adoriamo.
All’alba, come lei, torniamo bambine. Per qualche minuto di splendore, anche noi torniamo piccole, e ci dimentichiamo le mani di …

Il mattino ha l'oro in bocca

Le ombre delle carpe nel fiume, perfette. Lo specchio di smeraldo o acqua. Se segui quelle ombre fluttuanti, piene di grazia come le divinità fluviali, troverai la porta.

Si sono scambiati il karma

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Fumavamo bidi alla finestra e aspettavamo che maturassero i manghi. 
Così scrive Marguerite, con la penna, sbavando un po’ sul foglio: fissa soddisfatta la macchia che pare lacrima bluette. Sta scrivendo un resoconto di viaggio per l’editore più in voga del momento, un marsigliese salmastro che snobba i parigini.

Sono mesi che è tornata a Parigi da uno dei suoi tanti viaggi in Asia, l’ennesimo compiuto con Jean. Eppure, qualcosa la tormenta, la spolpa di luce: vede tutto fioco, come una cupa tormenta pronta ad avviluppare gli animi e le primavere.
Quel ricordo. Di quel viaggio. In particolare.
Ecco cosa la strazia. Un’immagine, una scena al rallentatore. La devastazione assoluta, così impietosa e lenta.
Un tragitto notturno durante il viaggio in Vietnam, quel viaggio tanto bramato da Jean e detestato da Marguerite, sin dal primo giorno. Perché Marguerite si è tatuata addosso l’India, e non ha occhi per altro.
Un tragitto notturno verso una baia assolata. Per una volta hanno deciso di …

Luce

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Il bacio della donna ragno

Era in cella con Molina e Valentìn, era lì dentro con loro, e attendeva impaziente la prossima storia, il film che si sarebbe riversato lento su di loro, come acqua preziosa.
Qualcuno le aveva rivelato che "leggere" significa "io ho sete", e la luce fluttuava densa, come nuvole accese, quando sfogliava le pagine.
Aveva molta sete in giornate come queste, quando il vento le scardinava il cuore e canticchiava a una lucertola, sua compagna a colazione.
A volte si sentiva già parte di un mondo estinto, in cui non esistevano né razze né confini ma solo lanterne e libri.
Poi si ricordava, che c'era l'Adriatico, da qualche parte. L'attendeva, con la pazienza infinita di un amante o di un ragno.
E allora tutto tornava, aveva un fugace, ridicolo senso.

Buongiorno

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Grazie

Estate

Declinarsi l'estate addosso, farsi legno vivo, entrare col capo coperto di fiori nelle cattedrali di foglie, inginocchiarsi nei boschi e provare un'infinita gratitudine per essere testimone di tanta bellezza.
Declinarsi l'estate addosso nei vestiti a fiori, nello smalto indaco e i sandali intrecciati a mano. La luna quasi piena che rischiara le nebbie uterine, gli stagni dei pensieri dove covano ninfee di rancore. Dissolversi alla finestra, farsi baciare dalla luna.
Declinarsi l'estate addosso all'ombra dei ciliegi sfioriti, ai frutti marci e sanguinolenti. Il solco del grano, le telenovelas infinite tra cicale e formiche. L'elemosina dei pomeriggi, le cosce nude sprofondate nella terra ruvida e secca. Una terra innamorata della pioggia che non le si vuole concedere.
Declinarsi l'estate addosso al fiume, quando la membrana d'acqua smeraldo s'infrange per accogliere, sempre. E ti accoglie e ridi perché d'estate non saraimai vecchia. L'esta…

Mentre morivo

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Chandra Livia Candiani, dalla raccolta Fatti vivo (Einaudi, 2017)

Libritudine

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"Se ero l'agnello o il macellaio o il coltello dovevo capirlo da me" (Miriam Toews) Sulla pelle la tramontana e i ricami delle foglie, un chiaroscuro che adornava i pomeriggi lenti mentre sangue e nuvole si sfaldavano.
Aveva imparato a volare come gli insetti, sfregando le ali. I libri intanto maceravano. Nelle orecchie il canto di un muezzin turco. La trasportava lontano, al cospetto di una grande moschea, dove Saki mesceva il vino. Era la moschea dei poeti, dove ogni tanto lei scalza si riparava. Per sfuggire agli spari e alla mediocrità. Là in quel chiarore santificato aveva incontrato Nargis. Una donna di cinquantadue anni, vedova, nata cristiana in Pakistan, si era finta musulmana per amore degli intrecci e per convenienza. Di notte, con la lanterna accesa, Nargis riparava i libri violati. Ricuciva le pagine col filo d'oro. Lavorava assiduamente tutte le notti, nel silenzio delle piccole ore, mentre i vecchi con la barba si spegnevano. Ricuciva gli strappi dell…