Libritudine

"Se ero l'agnello o il macellaio o il coltello dovevo capirlo da me" (Miriam Toews)

Sulla pelle la tramontana e i ricami delle foglie, un chiaroscuro che adornava i pomeriggi lenti mentre sangue e nuvole si sfaldavano.
Aveva imparato a volare come gli insetti, sfregando le ali. I libri intanto maceravano. Nelle orecchie il canto di un muezzin turco. La trasportava lontano, al cospetto di una grande moschea, dove Saki mesceva il vino. 

Era la moschea dei poeti, dove ogni tanto lei scalza si riparava. Per sfuggire agli spari e alla mediocrità. Là in quel chiarore santificato aveva incontrato Nargis. Una donna di cinquantadue anni, vedova, nata cristiana in Pakistan, si era finta musulmana per amore degli intrecci e per convenienza. Di notte, con la lanterna accesa, Nargis riparava i libri violati. Ricuciva le pagine col filo d'oro. Lavorava assiduamente tutte le notti, nel silenzio delle piccole ore, mentre i vecchi con la barba si spegnevano. Ricuciva gli strappi della storia.

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