autunno

passeggiando per i boschi, smussati dal fango e scanditi dalla pioggia, s'incontrano timide, silenziose divinità, che non scalpitano, ma esistono nel loro infinito splendore. Sono maestosi e possenti, gli alberi. Prendono il poste di madonne spodestate dall'edicole votive, s'inerpicano tra le nuvole, imbarazzati a volte dall'abbraccio dell'edera.
La strada è un dolce precipizio d'erba, la pioggia inganna l'occhio e si fa rugiada fuori orario, mentre distratto esplode il giallo di fiori di campo, anch'essi anonimi ma miracolosi. L'autunno è il miracolo, il vestito opaco e lucente, rossastro e ocra, che indossiamo seducenti, e tutt'intorno il fumo, i camini e ancora la pioggia. Come una creatura danzante, metto le ali, anche se resto seduta sotto la volta di un fico - così smarrito, quasi esotico - e la luce smerigliata della lampada appoggiata a una scrivania usata.
Di notte, è la luna che si fa santa protettrice, tra i bramiti dei cervi a valle e ombre improvvise proiettate dai fari curiosi di un'auto di passaggio, quando tutto tace, ma tutto straordinariamente vive, e i libri divengono sacri, rallegrati nel buio da una candela, che governa i sogni, e le pagine mai scritte, e quelle già scritte; e quelle ancora in divenire, dove i personaggi sono affreschi, caroselli, e prima o poi si incarneranno nelle foglie, tessute come incantesimi, da tener stretti nei pugni.
Baciami, autunno. Baciami a lungo.  

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