Quentin Clewes, o delle scoperte

foto presa da qui

Era così piacevole parlare con lei in quella maniera, quasi come se fossimo amici o, almeno, sulla strada di diventarlo, che mi dimenticai di tutto, e della lettera e del ristorante, e sebbene non fossi, come ho detto, un bevitore di tè, credo d'essermene bevute tre o quattro tazze. Tanto da darmi alla testa. Non scherzo. Il tè mi diede effettivamente alla testa. A meno che non sia stata la sua voce. O forse tutt'e due, il tè e la sua voce. E quella sua musica, che pareva pioggia. Era come un sogno e io andavo galleggiando chissà dove, in posti dove non ero mai stato prima. Sissignora, fu molto strano, ma era proprio come se fossi ubriaco. Ubriaco di Lapsang Souchong. 

(dal racconto "Lapsang Souchong" di Quentin Clewes, tratto dalla raccolta Lei, nella traduzione di Franca Cancogni)   


Ho cercato per anni questo libro, questi delicati e agghiaccianti racconti di Quentin Clewes, pubblicati da Fazi nell'aprile del 1998. E li ho trovati proprio ora, e ancora una volta sono convinta che i libri arrivino al momento giusto, portatori di fuoco, viandanti, santi, bussole nelle tempeste e nelle quieti. Quentin Clewes, in realtà era una donna, e si chiamava Anna Paola Cancogni. "Insegnante di letterature comparate in America, chi scrive sotto lo pseudonimo maschile di Quentin Clewes ha lasciato, prima di morire, qualche anno fa, un romanzo pubblicato in America, Jetlag, e vari racconti inediti, caratterizzati dalla medesima sensibilità di scrittura e da uno straordinario talento narrativo".
E ora sfoglio le pagine, già lette, amate, interiorizzate, e attendo nuvole musica e pioggia nella mia tazza fumante di Lapsang Souchong, che si affaccia al cielo sterminato, alla ruggine meravigliosa e ambrata di un autunno possente, maestoso.
   

Post popolari in questo blog

Buddha on a rickshaw

viaggiare

Libritudine