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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2017

Bombay meri jaan

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a volte capitava che la gente le parlasse intorno, le parlava persino addosso, come una materia viscida e appicciosa quelle parole, sempre identiche, poco curiose, si abbarbicavano a lei, e mentre succedeva ogni tanto lei s'incantava a osservare un particolare, una piega insolita nella giornata, la luce del sole che si angolava, il crepitio di un tramonto, qualsiasi cosa la distraeva, la allontanava, trasportandola altrove, dove tutto era in transito; e una sera mentre le cadevano addosso le parole altrui come una cascata fuori tempo, aveva sentito uno strano turbinio dentro di sé.

No, non l'aveva sentito, l'aveva proprio visto: era  un vortice di vento e foglie e piedi danzanti, piedi in cammino, e in cammino si era messa senza mai spostarsi da quel tavolo a cena, mentre il mondo continuava a borbottare, e così aveva preso la via degli esseri invisibili, gli straordinari, i fuori casta, i dervisci, i mistici, o semplicemente i poeti del quotidiano, quelli che setacciano …

On translation

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“Writers, translators, smugglers,” argued the Bulgarian poet Georgi Gospodinov, “we are all engaged in a similar task. We translate—which is to say we literally carry over—what is desired, valued, missing, suppressed, forbidden.” Translation, then, as need. Need to right that which is wrong. Writing wrong—describing through your writing the ills the injustices that remain hidden in the midst of a dailyness that are taken for granted as a way of life.

So: translating these stories into existence. Translation as midwifery? Perhaps. Challenge the language you have so carefully cultivated. Revisit the meanings of words you have since childhood imbibed as universal truths. Consider the act of translation as impulse, as motivation, as a “telling” of that which would otherwise remain “untold”. So: speaking out and speaking about the forbidden? Maybe.



Do not the frames that rule the act of translating from one language into another hinder your vision, fool you into thinking the job is done? …

Glimpses of a vanishing Bombay

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Sometimes you hear a voice through the door
Calling you
As a fish out of water hears the sound of waves,
Or the hunting falcon hears the sound of the drums -
"Come back, come back"
(Rumi)










Different ways of celebrating

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"Quando R. suona, dialoga con Dio" (courtesy of C.Di Mase)










Storytelling, or walking in Bombay

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"Cupped around the flame tree, listening." (Sampurna Chattarji)










kismet

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"Un giorno parleremo del destino", così disse il poeta.



privilegi

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Il privilegio di affacciarsi alle finestre e, nonostante il frastuono dei grattacieli in costruzione, trovare questi piccoli miracoli verdi che accendono il mattino.

Il privilegio di trovare, per caso, le foglie fresche di basilico (e non tulsi) sotto casa. E di fare il sugo di pomodoro fresco col basilico.

Il privilegio di poter masticare qualche parola d'hindi con i venditori ambulanti

Il privilegio di incontrare poeti veri (di ogni età e colore - con colore intendo il colore della loro poesia, e passare ore in mezzo alla poesia, inspirandola, ispirandosi. 

Il privilegio di incontrare un signore musulmano che s'indigna perché all'ingresso del Qabristan (il cimitero dei musulmani) c'è scritto in urdu: "women are strictly forbidden to enter", e lui ha anche la grazia e la sfacciataggine di rimproverare il mullah che gestisce la mortitudine.

Il privilegio di essere ancora in mezzo alla strada, alla vita.

vagabondi e randagi

"Un diritto che ben pochi intellettuali si curano di rivendicare è quello di partire all’avventura, è il diritto al vagabondaggio [...]
Per chi conosce il valore e anche la sensazione deliziosa della libertà nella solitudine (poiché si è liberi solo finché si è soli), l’atto dell’andarsene via è il più coraggioso e il più bello."

Nel paese delle sabbie, Isabelle Eberhardt (traduzione di O. Antoninetti)

http://lettureinviaggio.it/isabelle-eberhardt/

la voce

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la voce era come un amo, e ti infilzava il cuore. Lento, te lo infilzava e poi squarciava piano, ti sconquassava l'anima, e da quel contatto - sconvolgente come un uragano - dal tuo cuore sgorgavano squame, e quelle scaglie argentate si ricomponevano e diventavano un pesce, forse una carpa, che nuotava all'infinito, libera infine da qualsiasi guscio, corazza necessaria a sopravvivere, e tutto era fluttuante come l'acqua che ti trasportava, un'acqua verde, speranzosa, magica.

Mentre la voce cantava, si era materializzato un caminetto: sotto quel caminetto lei fumava la sua malrboro rossa ("l'unica cosa buona che l'America aveva dato al mondo", come aveva più o meno scritto Pamuk in un libro, Neve, che in un momento necessario, difficile della tua vita avevi amato molto) e nel brillio di quella sigaretta c'era tutto: il vostro amore, sconfinato, che andava al di là dei regni, il calore delle sue mani, e quel modo tutto suo di accoglierti in casa, c…

attraverso

si ricordano, i ricchi abitanti dei palazzi verticali verticalissimi, di mettere una piantina di tulsi sui loro sfavillanti balconi, dove la luna approda a ogni festa, o le finestre sigillate strozzano angeli e sussurri della città?

Attraversare Bombay di notte, sui ponti mai deserti - questa città che vuole restare unita a tutti i costi, perché è nata di contrabbando, reclamando la terra dal mare, collegando le sue sette isole che un tempo fluttuavano sole - è come attraversare diverse dimensioni temporali. I pochi chawl degli operai che sopravvivono tra fuligginose ciminiere in disuso e i mega-grattacieli di Parel. Sbirciare nelle finestre spalancate delle vecchie casette, con i balconi, i corridoi e i bagni in comune, dove la vita scorre elettrica a ogni ora. Le cucine minuscole, zeppe di utensili; un vecchio pensieroso che fuma un beedi, una notte che non è mai in agguato, perché si addomestica a ogni gesto. E poi la faccia vittoriana, così britannica di South Bombay, sventrata p…

scavare

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tradurre è come scavare, sotto ogni parola c'è un pozzo sconfinato, disseta, incuriosisce, lascia perplessi, un pozzo d'acqua smeraldina in cui nuotano pesci e foglie, difficile distinguere gli uni dalle altre, ma tutto poi fluttua in superficie. E il traduttore scava, scava a fondo, sconfiggendo le ombre, senza farsi accecare dalla luce. Perché sotto ogni parola che incontra, c'è davvero un altro mondo.
Tradurre è un'arte, ma soprattutto un mestiere faticoso e meraviglioso insieme. Un mestiere fisico, e non solo mentale. Dietro ogni scelta, e le scelte sono ardue e infinite, ci sono tutti i passi che ci hanno condotto fin qua, in giro per il mondo, in camere improvvisate, su scrivanie da campo, notti insonni, circondati da zanzare feroci e dal neon sconsolato, e ancora fiumi di parole. Non so se sia il mestiere più bello del mondo, non credo proprio. Tutt'altro, e non solo per le condizioni soggettive, ma soprattutto per quelle oggettive di questo lavoro d'ag…

Cenere e acqua

la poesia è ovunque, la calpestiamo tutti i giorni, nell'ombra di una palma sul muro, proiettata sapientemente come se fosse un grandioso cinema all'aperto, con le fronde svolazzanti e il cielo miracolosamente azzurro, quell'azzurro dicembrino a Bombay che sconfigge il cemento e la verticalità. In basso, sempre più in basso dobbiamo tornare, e scalzi, nudi di certezze, per ammirare la vita che si srotola accanto: il vecchietto della bottega balena/caverna che copre il cane randagio che divide il marciapiede con lui, gli mette addosso una copertina lisa, decorata di bianco e rosso, tutte le sere.
La poesia è anche nei gesti.
Il sorriso sconfinato di una ragazza musulmana, con le ciglia luccicanti di meraviglia, seduta elegantemente di traverso su una vecchia moto, nel traffico impazzito di Mahim la sera tardi, mentre le processioni urlanti attraversano il quartiere, e le moschee verde menta sfavillano di luci. Non ha nemmeno importanza cosa si festeggia, si festeggia e bas…

La gentilezza delle parole

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शरण (sharan)bellissima parola hindi, che significa "rifugio, riparo". Anche "ombra", ma quella che offre riparo. Un esempio di parola gentile. Come gli alberi. 



on being kind - II part

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Gentilezza

Prima di sapere davvero cosa sia la gentilezza
devi perdere le cose,
sentire il futuro dissolversi in un attimo,
come sale in un brodo allungato.
Quello che avevi in mano,
su cui contavi, che conservavi con cura,
tutto deve andarsene, in modo che tu sappia
quanto possa essere desolato il panorama
fra le regioni della gentilezza.

E viaggi e viaggi,
pensi che il bus non si fermerà mai,
che i passeggeri che mangiano pollo e mais
fisseranno per sempre fuori dal finestrino.

Prima di imparare il tenero peso della gentilezza
devi viaggiare fin dove l’indiano nel poncho bianco
giace morto lungo la strada.

Devi capire che potresti essere tu,
che anche lui era qualcuno
che viaggiava nella notte, con solo i progetti
e il respiro a tenerlo in vita.

Prima di conoscere la gentilezza come la cosa più profonda che hai dentro,
devi conoscere il dolore, l’altra cosa più profonda.

Devi svegliarti nel dolore,
devi parlargli finché la tua voce
non catturerà i fili di tutti i dolori
e vedrai di…

Diversi uguali

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nella diversità bisogna essere gentili, nell'incontro rumoroso dell'altro. Come si fa a svegliare un vecchietto che dorme nella risacca del cemento, delle gru metalliche e di strani uccelli tropicali, fiammeggianti e incuranti nella loro bellezza, che spargono meraviglie e schiamazzi? Un vecchietto che ha una botteghina che pare la balena di Pinocchio, con il tetto di eternit e l'incerata a ripararlo da vento e pioggia, e quella specie di caverna che è la sua vita. Non c'è differenza tra le vite qui, tutte coincidono e tutte si scontrano.
La stessa gentilezza che mi ha riservato, con un ampio gesto della mano - come a voler incenerire, infrangere un confine che non ci deve essere, per lo meno tra noi donne - una padrona di casa, pachistana e musulmana di nascita, ma cosmopolita, atea, anche lei incurante nella sua matura bellezza, coi capelli bianchi privi di tinture, lo sguardo profondo.
"Qual è il tuo veleno?" mi ha chiesto. "Gin, whisky, vino bianco,…

The art of being kind in a loud city

La prima parola che mi viene in mente pensando a questa città feroce che morde e strappa, scalcia e ride, fa le capriole come una bambina, è loud. Loud, louder a ogni ritorno. Il volume è al massimo, in ogni senso. Le mani non ce la fanno a contenere tutta questa elettricità, gli occhi traboccano di sensazioni. Una città che ti si appiccica addosso, ti smussa, ti corrode.
Ha un cuore sulfureo, a volte esasperante,  ma generoso. Ed è una città che nel cemento, nel traffico caotico, nell'ingorgo dei sentimenti, nell'inquinamento che riveste i corpi come una patina e che rende scenografici e strappalacrime i tramonti, t'insegna la gentilezza, in ogni piccolo momento. L'umanità frenetica qui ha ancora il tempo di rallentare nella gentilezza.
Sotto un sipario chiassoso di corvi e palme, voglio imparare l'arte della gentilezza.

the miracles of everyday life

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bisogna farsi formiche per apprezzare le stille di zucchero quotidiano, come questo monsone improvviso che squarcia il cielo blu di dicembre, sparge la pioggia e infanga le strade; e di colpo tutto si svuota e ogni quartiere si trasforma in un villaggio marino, con le palme spettinate da un vento corsaro. Saudade, si doveva chiamare il ciclone che ha scomposto dicembre, causando bizzarrie e miracoli improvvisi. Le barche a Mahim erano cancellate dalla pioggia, i corvi non volavano più, il sipario era grigio piombo.

Qui tutto è rumore.

Anima, o dei libri necessari

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ci sono libri, come questo, che sono semplicemente necessari.
Ti straziano come essere umano e lettore, ti devastano a ogni pagina.
Difficile descrivere Anima di Wajdi Mouawad (1968), autore libano-canadese. Parla agli animali, parla di animali, e sono gli animali a parlare e a narrare la vicenda dal loro punto di vista. Parla di comunicazione e impossibilità di comunicare, e di guerra - che è la natura più meschina e bieca dell'essere umano, la specie peggiore... Guerra, potere, sterminio: sterminio degli indiani d'america, sterminio dei profughi palestinesi a Sabra e Chatila, in Libano nel 1982, e massacro quotidiano dei nostri simili (e io considero gli animali miei simili), anche gli animali massacrati, abusati in nome del nostro fottuto predominio. Anima ti cuce addosso la vergogna, ti fa piangere, commuovere, tremare. Difficilmente parlo di libri qui - qui si raccontano le grammatiche dei luoghi. Ma questo libro non mi sta facendo dormire, mi strappa la pelle degli occh…

Kalanagar

Non era una città verticale, anche se si sforzava di esserlo. I palazzi vertiginosamente alti spuntavano ovunque, e le palme non più svettanti si sentivano così sole. Nonostante le libellule, i corvi, i falchi marini e i pipistrelli, i topi, gli scoiattoli e altre creature, le palme soffrivano e si sentivano sole in mezzo a tutto quel cemento, mostruoso, scandaloso, indegno. Uomini scuri e smilzi erano costretti a fare le scimmie sulle impalcature di bambù e le mani diventavano secchi.
Tutto passava però per gli strati orizzontali della città. Persino la pioggia era orizzontale a Bombay. Durante l'ultimo monsone, nelle strade invase dall'acqua e dal fango, nuotavano dei pesci che i ragazzini dello slum vicino si erano affrettati a pescare con grandi bracciate.

Ma le palme continuavano a soffrire. Soffrivano di una solitudine paludosa, che si tingeva del colore del neon. Nelle strade di Bandra East sugli uber pool, i taxi condivisi, salivano le ragazze musulmane con il burqa n…

La solitudine delle palme

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