Diversi uguali

Juhu's poison - Foto di Clara Nubile
nella diversità bisogna essere gentili, nell'incontro rumoroso dell'altro. Come si fa a svegliare un vecchietto che dorme nella risacca del cemento, delle gru metalliche e di strani uccelli tropicali, fiammeggianti e incuranti nella loro bellezza, che spargono meraviglie e schiamazzi? Un vecchietto che ha una botteghina che pare la balena di Pinocchio, con il tetto di eternit e l'incerata a ripararlo da vento e pioggia, e quella specie di caverna che è la sua vita. Non c'è differenza tra le vite qui, tutte coincidono e tutte si scontrano.
La stessa gentilezza che mi ha riservato, con un ampio gesto della mano - come a voler incenerire, infrangere un confine che non ci deve essere, per lo meno tra noi donne - una padrona di casa, pachistana e musulmana di nascita, ma cosmopolita, atea, anche lei incurante nella sua matura bellezza, coi capelli bianchi privi di tinture, lo sguardo profondo.
"Qual è il tuo veleno?" mi ha chiesto. "Gin, whisky, vino bianco, vino rosso, dimmene uno". E nel tintinnio di bicchieri e parole, s'intravedeva la possibilità di un orizzonte diverso ma uguale, quello dell'umanità condivisa e della gentilezza. Una casa prevalentemente di legno, con tante divinità di legno, di ogni religione, da Ganesh a Gesù a Buddha. "Tutte le mattine le saluto tutte le mie divinità, non ne salto una". Anche questa è gentilezza.
Il vecchietto alla fine l'ho svegliato chiamandolo uncle, come si usa qui con le persone più anziane, ( o kaka) e ho comprato degli incensi per ringraziare i cieli, o forse queste creature svolazzanti che danzano tra le palme.  

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