la voce

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la voce era come un amo, e ti infilzava il cuore. Lento, te lo infilzava e poi squarciava piano, ti sconquassava l'anima, e da quel contatto - sconvolgente come un uragano - dal tuo cuore sgorgavano squame, e quelle scaglie argentate si ricomponevano e diventavano un pesce, forse una carpa, che nuotava all'infinito, libera infine da qualsiasi guscio, corazza necessaria a sopravvivere, e tutto era fluttuante come l'acqua che ti trasportava, un'acqua verde, speranzosa, magica.

Mentre la voce cantava, si era materializzato un caminetto: sotto quel caminetto lei fumava la sua malrboro rossa ("l'unica cosa buona che l'America aveva dato al mondo", come aveva più o meno scritto Pamuk in un libro, Neve, che in un momento necessario, difficile della tua vita avevi amato molto) e nel brillio di quella sigaretta c'era tutto: il vostro amore, sconfinato, che andava al di là dei regni, il calore delle sue mani, e quel modo tutto suo di accoglierti in casa, che sembrava una supplica, o un desiderio esaudito. Dio te l'aveva trasmesso lei, non un Dio qualsiasi, ma un dio che pervade la natura, gli attimi, i momenti di confine tra vita e morte, reale e irreale. Un dio che ogni tanto si accende pure le sigarette, probabilmente mancino. Avevi una scatolina in cui custodivi le immaginette dei santi, ce ne avevi tantissime, le collezionavi come figurine. Ieri, durante l'urugano di quella voce, ti sei ricordata di una Madonnina dal mantello turchese e lucente, che ti piaceva tanto. Poi la voce ti ha strappato da quella dimensione temporale e ti ha portato altrove, dove nessuno può raggiungerti, dove nessuno parla, dove nessuno giudica; e là sei rimasta sospesa, senza più confini, senza corpo, nome, identità: là dove la voce ti ha donato l'esperienza di dio, o del divino, o forse delle divinità, della natura stessa, o di una carpa, non lo sai.

Quando la voce ha finito - che poi erano due voci, ma si fondevano in una sola - ti sei sentita stremata, sconvolta, stanca di secoli, perché per la durata del raag Darbari hai attraversato mille vite. Come dopo un uragano, hai contemplato la distruzione del sé.

(concerto dei fratelli Rajan e Sajan Mishra, ieri al Nehru Centre di Worli, Mumbai) 

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