matasse

c'erano persone che mettevano radici in cielo, lei le aveva viste scintillare dorate quelle radici nodose, che come rami s'innalzavano; i poeti mettevano spesso radici in mare, sotto la spuma e le barriere dei coralli, dove il buio è così assoluto da essere accecante, e poi c'erano i pochi eletti che cacciavano radici al chiar di luna e le ficcavano nelle nuvole. Le radici tra le nuvole, anche quelli erano poeti della vita, però.

My laughing feet - foto di Clara Nubile
Era tornata da Lahore con una matassa di emozioni, perché il Pakistan era stato davvero un territorio inesplorato, un territorio maschio con le sue regole e le rigidità sociali, eppure tutta la bellezza del mondo l'aveva accolta, con una dolcezza speziata d'ambra e rosso. Come quando al Fort aveva sentito l'azan proveniente dalla Badshami Mosque, e subito dopo da tutti i punti di quel cielo aperto erano partiti i richiami alla preghiera degli altri muezzin, da altre moschee e lei aveva sentito l'oriente, l'occidente, il nord e il sud tutti mescolati divinamente, e divina era stata quella rivelazione: siamo tutti umani, così umani che creiamo spesso differenze e ci imbalsamiamo nei pregiudizi. Quel pomeriggio, mentre il muezzin cantava la strada per i fedeli, lei aveva visto i pellegrini incamminarsi verso il sole, carovane intere, senza nuvole, solo un vento frusciante ad accarezzare la pelle degli zigomi. Si era tolta i sandali, e aveva atteso che la terra si piantasse ben bene sotto le piante dei piedi, anche se zolle non ce n'erano. Ma era uguale.
Aveva capito che bisognava davvero accogliere il corpo, come le insegnava una voce in cuffia, accoglierlo così com'è con le sue impazienze e le sue perfette rovine.
But then it is just the mind, aveva detto al suo nuovo padrone di casa, davanti a un piatto di pad thai vegetariano in una bettola di Chiang Mai, e lui l'aveva guardata, ma non era lui che la stava guardando, era l'ombra di qualcosa di più grande e forte, e l'aveva guardata come a dire, eh, hai detto niente... 
Viaggiando, la matassa di emozioni si sbrogliava, sconfinava nelle stradine, nelle vite degli altri, anche quelle sognate, come quando David Bowie aveva cantato solo per lei in sogno, su un palco di velluto che roteava su se stesso. E infine aveva capito che era il gerundio che bisognava imparare ad amare con umiltà, scordandosi allegramente di tutti i rognosi participi.
Il gerundio, già. 

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