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Visualizzazione dei post da Aprile, 2018

What am I doing here?

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Some travels didn't involve locomotion, but instead periods of residence and reflection, a weightless orbiting, as when I became almost invisible and seemed to dissolve, ghost-like again, in an agreeable location, an aromatic version of home, days of work and thought when I remained monkishly in my head, unaware of the exotic - days when I would emerge from my hotel room into a crowded Asiatic lane as though I'd been beamed there as "matter transfer" by hot light, surprised to see a bazaar and rickshaws and skinny street vendors, pretty girls staring, and I would laugh: What am I doing here?




I'd come to see that travel for me was no longer a fun-seeking interlude, not even a roundabout detour of heading home, but a way of living my life: a trip without an end where the only destination was darkness. The beauty of it was that I was doing it in the simplest way, as a homeless person with a small bag and a briefcase of papers, rubbing across the world, travelling l…

We lucky ghosts

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It's true that travel is the saddest of pleasures, the long-distance overland blues. But I also thought
what I'd kept fretting about throughout my trip, like a mantra of vexation building in my head, words I never wrote. Most people on earth are poor. Most places are blighted and nothing will stop the blight getting worse. Travel gives you glimpses of the past and the future, your own and other people's. "I am a native in this world", aspiring to be the Man with the Blue Guitar. But there are too many people and an enormous number of them spend their hungry days thinking about America as the Mother Ship. I could be a happy Thai, but there is no life on earth that I am less suited to living than that of an Indian, rich or poor. Most of the world is worsening, shrinking to a ball of bungled desolation. Only the old can really see how gracelessly the world is ageing and all that we have lost. Politicians and policemen are always inferior to their citizens. No one o…

Impermanenza

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Vi sono luoghi che sono pozzi di luce in cui immergersi, senza bombole e maschera, senza funi. Semplicemente ci si tuffa, ci s'imbeve d'azzurro e oro, sfumandosi guance e pensieri, rivestendo la pelle di positività, sapendo - come il monaco che ride e prende in giro se stesso - che tutto è impermanente e fluido.  Questo paese garbato e gentile, un paese che ti si avvicina in punta di piedi e ti porge un fazzoletto, se è il caso, è così affascinante oltre le vie del sesso, oltre i bar di expats, i massage parlours, i neon luccicanti di Siam Paragon. C'è davvero ovunque "un angolo di vecchio Siam nella giungla di cemento" per citare Terzani. 
C'è una Bangkok, una Tailandia bambina e intatta, impaurita dai fantasmi, incatenata e incantata dalle superstizioni e dalle credenze popolari. Tra monaci ridenti ed esorcisti, amuleti e scaccia-spiriti, impera poi la giungla di foglie maestose e giganti, di canali con le long boats che riportano indietro nel tempo, persi…

Clarity is a place of fire

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Clarity is a place of fire, recita uno dei versi di Sampurna Chattarji, una delle mie poete (e amiche) indiane preferite.



E questo è (diventato) in assoluto uno dei miei film preferiti, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (2017). L'ho già visto tre volte qui al Lido Siam, e non escludo di vederlo ancora. Era dai tempi di The Deer Hunter (1979) che un film non mi piaceva così assolutamente tanto. In questo film c'è tutto, davvero tutto, e di più. Pure la colonna sonora c'è, ed è notevole. E Jason Dixon, oh. Jason.



See, Red? I have issues with white folks too. 
(Non mi accusate di esser violenta o razzista, perché non lo sono. Guardate il film, e capirete).





La parola poesia

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ci sono pochissime parole che resistono all'usura, alla violenza, al degrado, alle intemperie e alle ruvidezze della vita, alle trascuranze, al malmosto che ci avvolge, inevitabilmente, sempre e comunque, e fa appassire (ma non morire) i nostri cuori di cicoria.
Ci sono poche parole in grado di dissipare l'aggressione e la ferocia di altre, forse non arresta l'armata beffarda, l'avanzamento del nemico e dell'oscuramento, ma in fondo la poesia, in qualche modo, consola, oppiacea compagna dei giorni.
La poesia come luce infinita, culla, matrice d'ogni bene.
La stessa poesia che si fa carta, parole, distanze, telefoni, legami, radici, e persino lutto, ma ebbro d'infinitamente, stellarmente luce. La poesia come arma, resistenza, ultimissima forma di sopravvivenza e amore. La nostra "bestia di gioia" (per rendere omaggio a una poeta che tanto amo, Mariangela Gualtieri.)

E anche oggi a Bangkok pioverà.

Adesso fa notte (Mariangela Gualtieri)

Adesso fa not…

Visioni

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Where are you calling from?
A booth in the Midwest.
(J.B.)


Dusk

è il momento che precede il tramonto, un attimo prima che il cielo s'aranci, s'irradi di luce rosata, violetta e si accendono le luci che valorizzano, fanno spiccare la stupa dorata nel cemento che aggredisce tutt'intorno. Dalla finestra giunge il verso selvatico di Bangkok, uccelli tropicali che piangono (o ridono), grilli e cicale che orchestrano il buio accennato, i campanellini nel vento. E l'aria è densa di gelsomino, acqua fresca gettata per terra per fermare polvere e momenti, e un sentore d'altri tempi, scandito dai passi lenti di una vecchina cinese, la pelle rugosa, le lenti in bilico sul dorso di un naso perfetto, e le mani come ali impazzite. Su una panchina azzurra s'impara la lingua dei baci soffiati, le carezze delle sconosciute, le parole indecifrabili di mappe dimenticate.
Le notti sull'isola erano ventri di balena, cullate da speranze accese e poi spente, nuvole potenti all'orizzonte che rapivano mare e cielo; e ora in mano tengo una …

Asifa

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Asifa, e finisce l'India.
Sì, l'India finisce, s'eclissa eternamente sul corpo martoriato di Asifa, una bambina di soli 8 anni.

Ho lo stomaco annodato, e ho meditato  a lungo cosa scrivere, cercando di scrivere con la testa e il cuore, ma non con la pancia. Eppure le parole sono viscerali, calde, infuocate.
Perché, India, tu sei proprio finita. Ti sei sgretolata su quest'ultimo orrore, questa violenza inaudita e vergognosa, vile e ignobile. L'ennesima violenza su una bambina.
E se mi permetto di criticarti aspramente, paese corrotto incivile governato dalla mafia dall'ignoranza e dall'inciviltà più assoluta, è perché ti amo (e ti ho amato) ferocemente. Trovando sempre la bellezza e la grazia nei tuoi cumuli di spazzatura, nelle tue miserie da incubo, non solo miserie materiali, ma ora ti trucchi con un'aridità e una superficialità purtroppo contagiosa.
Non c'è giustizia, e non ci sarà mai giustizia per questo ennesimo orribile stupro. No, non ce ne…

Reading

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"Since the time of the East India Company, in the seventeenth and eighteenth centuries, Indian labour had been exploited for its cheapness. Coolie labour was the basis of the British Raj, from the mid nineteenth to the mid twentieth century, whether it was growing cotton for the textile mills, or jute for rope, or tea to satisfy the imperial thirst or (as in the 1850s) Indian opium for the purpose of weakening China, turning it into a nation of addicts, and enriching the British. Indians were still being exploited, but unskilled labour and muscle power had ceased to be much of use; the workers were now intelligent, educated, mostly young, a whole workforce of cultivated coolies."
(Ghost Train to the Eastern Star, Paul Theroux)

Il dio monsone

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ero stata battezzata dal monsone a Goa, giugno 1999, quasi vent'anni fa, viaggiando in India - in Asia - per la prima volta - tra lunghi treni in paesaggi che mutavano lenti, vite di villaggi che si srotolavano per i miei occhi. E la pioggia mi accoglie su un'isola, e le nuvole si ammassano fiere e imprevedibili, scatenano vento e mare, con gli aghi dei pini e le foglie che turbinano, e le aquile fanno da oracoli in alto, lassù dove il cielo è piombo. Tutti corrono via dalla pioggia, il mare ruggisce, inizia la danza miracolosa di lampi e tuoni e una ragazza birmana - una delle tante che viene a fare le stagioni qui in Thailandia -  è corsa felice in spiaggia col suo telefonino, cantava cantava rideva. Non so se parlasse con qualcuno, se chattasse o cosa, o semplicemente se quel pezzo di metallo fosse un filo per raggiungere casa, o una sembianza di casa. Un'altra ragazza birmana, quando infine è venuto giù lo scroscio potente, maestoso - un vero e proprio assaggio del di…

Travelling - II part

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Travel means living among strangers, their characteristic stinks and sour perfumes, eating their food, listening to their dramas, enduring their opinions, often with no language in common, being always on the move towards an uncertain destination, creating an itinerary that is continually shifting, sleeping alone, inventing the trip, cobbling together a set of habits in order to stay sane and rational, finding ways to fill the day and be enlightened, avoiding danger, keeping out of trouble, and, immersed in the autobiographical, for my journal, writing everything down in order to remember, reflecting on where I am and what I'm doing.

(Ghost Train to the Eastern Star, Paul Theroux)

 Paul Theroux resta profondamente antipatico, ma sa cogliere alla perfezione l'essenza del viaggio, senza tanti fronzoli.

Time warp

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Erano i tempi in cui leggevamo rapiti Paul Theroux e i suoi viaggi in treno nei bazar asiatici. I tempi in cui camminavamo scalzi, trascinandoci gli zaini sulle spalle e parlavamo sempre al plurale, perché vivevamo al plurale. Ci passavamo i libri sottolineati e spiegazzati, sfumati di cenere di sigarette; le polveri dei nostri viaggi, ci scambiavamo i vestiti e i sandali intrecciati, mutavamo pelle e paesaggio con l’arrivo delle piogge. Ci tatuavamo i monsoni sul cuore, la notte eravamo come lanterne, chinate sugli orli del sonno. Aggrappati a quei lembi di emozioni, eravamo pronti a saltare su qualsiasi treno: il Teheran Express, il notturno per Meshed, il regionale del Khyber Pass, il Delhi Mail da Jaipur, il Mandalay Express. Sgranavamo i nomi di quei treni nei nostri tramonti, rigorosamente collettivi, eppure privati, perché poi l’incanto prendeva il sopravvento nelle chiacchiere, negli sguardi allusivi, tra le mani callose, il sudore che ci colorava le guance. Credevamo in una …

red earth, pouring rain

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Lenti, si viaggia
rincorrendo se stessi.

But in love
our hearts have mingled
as red earth and pouring rain.

- Cempulappeyanirar

Travellers or ghosts?

"Travel can induce such a distant and nameless feeling of strangeness and disconnection in me that I feel insubstantial, like a puff of smoke, merely a ghost, a creepy revenant from the underworld, unobserved and watchful among real people, wandering, listening while remaining unseen. Being invisible - the usual condition of the older traveller - is much more useful than being obvious. You see more, you are not interrupted, you are ignored." (Ghost Train to the Eastern Star, Paul Theroux)