Asifa

Asifa Bano, foto presa dal web
Asifa, e finisce l'India.
Sì, l'India finisce, s'eclissa eternamente sul corpo martoriato di Asifa, una bambina di soli 8 anni.

Ho lo stomaco annodato, e ho meditato  a lungo cosa scrivere, cercando di scrivere con la testa e il cuore, ma non con la pancia. Eppure le parole sono viscerali, calde, infuocate.
Perché, India, tu sei proprio finita. Ti sei sgretolata su quest'ultimo orrore, questa violenza inaudita e vergognosa, vile e ignobile. L'ennesima violenza su una bambina.
E se mi permetto di criticarti aspramente, paese corrotto incivile governato dalla mafia dall'ignoranza e dall'inciviltà più assoluta, è perché ti amo (e ti ho amato) ferocemente. Trovando sempre la bellezza e la grazia nei tuoi cumuli di spazzatura, nelle tue miserie da incubo, non solo miserie materiali, ma ora ti trucchi con un'aridità e una superficialità purtroppo contagiosa.
Non c'è giustizia, e non ci sarà mai giustizia per questo ennesimo orribile stupro. No, non ce ne può essere. Paese infinito diviso dal comunalismo, dalle religioni, dagli imperi della malvagità. Ora tutti si affrettano a strumentalizzare la morte di questa piccola innocente. Otto anni, cazzo. Otto anni. L'infanzia.
Quando ci fu l'attentato a Mumbai/Bombay, il 26 novembre 2008 piansi lacrime amare, mi sanguinava il cuore, e in un impeto di primitiva sete di vendetta, confesso che esultai - sì, io occidentale disilluminata - esultai quando Kasab fu condannato a morte. Ero inferocita, offesa come tutti i Mumbaikar, come tutti i miei amici di Bombay.  Perché appartenevo a Bombay, era la città del mio cuore.

Oggi nessuna condanna a morte porterà giustizia. Potete impiccarli tutti quegli stupratori di Kathua.Oggi l'India finisce, punto e basta. Diventa disumana oltre il disumano.
Non ci sono davvero parole.

Vorrei che la gente iniziasse a riflettere, io stessa rifletto da quest'altro angolo d'Asia che festeggia il Songkran con acqua e spruzzi e canti e danze, con uno spirito infantile e giocoso - un paese timorato, comunque, in cui il confine tra dittatura e monarchia è davvero labile, e non se ne può parlare, sst - mentre le ragazze birmane mi raccontano di come sono fuggite dall'altra parte del mare, cresciute felici su un'isola libera, sacrificando i libri al lavoro e alla dignità; e una vecchia prof tedesca mi racconta della Berlino bilingue degli anni 70, dove turco e tedesco convivevano sui giornali, i libri, il teatro e tutto era integrazione e possibilità; e ancora mentre gli Stati ScimUniti con Inghilterra e Francia (ah, altro che The Deer Hunter e le roulette russe, quanti danni avete fatto voi superpotenze coloniali in questo scampolo d'Indocina) attaccano felici con le loro belle bombe, so nice, la devastata Siria, di cui a nessuno frega niente, diciamoci anche questo.
In fondo, poi, io che sono solo italiana cosa sto a rimproverare gli altri? Figlia di mafia, corruzione, imbecillità, governi ridicoli, posso solo inginocchiarmi e piangere, sconfitta. Già profondamente sconfitta.
Perché con Asifa è morta anche ogni forma di dignità e umanità possibile. (Musulmani, indù, atei, politici, clown, che due palle, ecc ecc siamo tutti fottutamente uguali e miseri).

 Per un approfondimento sensato su ciò che è successo ad Asifa Bano a Kathua, Jammu & Kashmir:

No place for young girls di Brinda Karat, uscito su "The Hindu"

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