Dusk

è il momento che precede il tramonto, un attimo prima che il cielo s'aranci, s'irradi di luce rosata, violetta e si accendono le luci che valorizzano, fanno spiccare la stupa dorata nel cemento che aggredisce tutt'intorno. Dalla finestra giunge il verso selvatico di Bangkok, uccelli tropicali che piangono (o ridono), grilli e cicale che orchestrano il buio accennato, i campanellini nel vento. E l'aria è densa di gelsomino, acqua fresca gettata per terra per fermare polvere e momenti, e un sentore d'altri tempi, scandito dai passi lenti di una vecchina cinese, la pelle rugosa, le lenti in bilico sul dorso di un naso perfetto, e le mani come ali impazzite. Su una panchina azzurra s'impara la lingua dei baci soffiati, le carezze delle sconosciute, le parole indecifrabili di mappe dimenticate.
Le notti sull'isola erano ventri di balena, cullate da speranze accese e poi spente, nuvole potenti all'orizzonte che rapivano mare e cielo; e ora in mano tengo una lanterna che è cuore striato di vene, cavo e bluastro, come in una favola, senza saperne la fine.  

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