Incroci d'azzurro

It happens on Saturday - foto di Clara Nubile  
"La malattia è il lato notturno della vita, una cittadinanza più onerosa. Tutti quelli che nascono hanno una doppia cittadinanza, nel regno dello star bene e in quello dello star male. Preferiremmo tutti servirci solo del passaporto buono, ma prima o poi ognuno viene costretto, almeno per un certo periodo, a riconoscersi cittadino dell'altro paese."
(Susan Sontag, Malattia come metafora, 1992)

Ti sfili le mani, le usi per riassettare le camere oscure degli altri, passeggeri inconsapevoli di treni e carrozze. Ti sfili lenta le mani e le adagi, imbronciate, sul cuore; mentre tutt'intorno è tripudio di rose, profumi che ammalano tanto sono intensi, tra i risultati positivi al rancore e al desiderio, maledizioni quotidiane, profondi addormentamenti, sorelle morfine che ti riportano agli anni settanta, mai vissuti, ma come se. Insopportabile la bellezza quando ti cade addosso dal cielo, ma esistono vittime predestinate, persino nelle Sacre Scritture. Incontri gli orsi nell'androne del mare, ti invitano a bere dalle pozze di luce. Gli stessi orsi che ti mordono le palpebre, e di notte, è nell'incavo del gomito che raccogli il respiro ruvido, le lacrime, i denti di amanti sbadati, le sabbie d'infantile provenienza, i bisbigli del cielo.
I lampi ricamano zig-zag nei cieli rosa, e mentre gli altri pronunciano fatali assurdità e sentenze, vedi tramontare il sole sulla finestra di uno sconosciuto. Si smaglia quel sole, si scioglie sul vetro, e tu lo catturi. Qui. Ancora.
Sì, è davvero aprile il mese più crudele, che si è portato via doppiopetti, sigari, umori caldi e pagine di poesia. La stessa santa poesia che ti accoglie di sabato nel tuo tempio preferito, dove tutto è immobile immacolato intonso infinito: la biblioteca. E nella biblioteca, ti addormenti, tra le voci di Borges e degli scorpioni. Ti addormenti e si apre la botola, ecco. Non si può cadere, non si può. D'orientale saggezza è il gesto di alzare la testa. Altrove, altrove sempre. Ma il cielo è immemore. 
E tu, sconfitta vincitrice, alzi la testa.

   

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