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Visualizzazione dei post da Agosto, 2018

Spread hummus not hate

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Gli sparuti seguaci di questo mio blog sanno che è una finestra poetica di pensieri, viaggi esteriori e interiori, la mia India (e presto scriverò della *mia* Thailandia, non appena ne avrò tempo e modo, perché l'ispirazione non manca) e poco altro... raramente scrivo in prima persona, raramente "attualizzo", ma spulciando tra le mie foto pachistane del viaggio-conferenza compiuto a Lahore nel febbraio 2018 (solo su questo viaggio e su come ho fatto ad avere il visto per il Pakistan da Bangkok dove mi trovavo dovrei scrivere un racconto... mi era già stato spedito il biglietto di a/r per Lahore, ma non mi volevano dare il visto... perché la burocrazia è miope, everywhere, ma alla fine ce l'abbiamo fatta io e Tahir Sahab, eh!)... insomma, sto perdendo il filo, ma ultimamente quando accendo la radio la mattina sono travolta da un'ondata di nausea disgusto tristezza per questa nostra Italia così meschina, così saprofaga, così poco *nostra* oserei dire, e non mi sen…

Lost in Bangkok

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L'incanto irripetibile di leggere Dostoevskij la notte, quand'eri giovane, con la notte che diventava luce, sfolgorante notte capovolta, in compagnia del grande maestro, i suoi libri che non finivano mai, e le cosce che sussurravano, le stelle schiacciate dal cemento della città e dall'inquieta attesa dei giorni, gli espressi notturni che puzzavano di gioventù, le labbra ricalcate di brividi e bellezza, le amicizie incorruttibili, ma così periture. Quando tutte le stanze echeggiavano di ciglia, fruscii, desideri, poeti russi tanto, tantissimo amati. La pistola al cuore, al tuo cuore, si chiama(va) Vladimir Majakovskij. 
Anche i libri invecchiano con noi, ma non sono mai coincidenze, anzi.
Agguati, forse, ora più che mai.

Ride

Di notte, la luna si slargava alla finestra e l'accendeva, sentiva quell'impulso elettrico di alzarsi dalla notte e correre fuori verso la luce chiara, la foresta, a piedi nudi e con la veste fluttuante (i capelli però erano corti). Correre libera nella luce di quella magia, la luna, il vento, le amate ombre e poco altro.

Viaggio, o acqua che scorre

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Il termine qui tradotto con "viaggiare" è siyāha, da una radice syh, che indica lo scorrere dell'acqua.Oggi utilizzato nel significato di "turismo", nel linguaggio dei sufi designa la "peregrinazione" mistica (il sā'ih, dalla stessa radice, è il "sufi errante" [...]

(dalla nota n.1 di "Andar per genti", di Claudia M. Tresso, introduzione a I viaggi di Ibn Battῡta) 

Peach

c'era una campagna, e una ragazza che mangiava le pesche tutte le mattine, le prendeva direttamente dall'albero, le staccava e poi col coltello le affettava. Quella ragazza era un po' come l'estate, e di maggio diventava florida a furia di mangiare le pesche.
E la ragazza delle pesche un giorno incontrò un grande amore, un amore fatto di piccoli gesti e quotidianità, niente di eroico, ma tutto molto vero, e ora questa ragazza è invecchiata, ma quell'amore è. Così potente e luminoso che niente e nessuno. Niente e nessuno. Niente, nessuno. Niente. 
(e io che da quell'amore sono nata, me ne sono messo un po' nella valigia di quello scintillio di luce).

Di tuoni sbriciolati e poesia

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La vita nuova
arriva taciturna
dentro la vecchia vita
arriva come una morte
uno schianto
qualcuno che spintona così forte
un crollo.
E una scrittura tanto precisa
e netta da non lasciare dubbi
né sfumature di senso eppure
non dà direzioni né mete.
La vita nuova irrompe
come un vecchio che cade
sul ghiaccio, un pensiero
davanti a un muro, la
sirena di un'ambulanza.
Non ci sono feriti
né annunci di sciagura
solo noi da convincere
a lasciar perdere il miraggio
di una via rettilinea, di un
orizzonte, lasciarsi curvare,
piegare alla tenerezza
delle anse del destino.
La vita nuova
è come un grande tuono
sbriciolato
poi a poco a poco
l'erba si china
sotto la pioggia
la prende
la beve.

(Chandra Livia Candiani)

Lupi

Ci sono libri che ti prendono a morsi il cuore, ti sbranano. Il selvaggio di Guillermo Arriaga è uno di questi.