Il senso del viaggio

Stimolata, e in risposta a un bel post della mia cara amica e blogger Sara Chandana di Drinkfromlife, riposto un mio post scritto in viaggio, quando ero ancora in Thailandia. 

Casa a Chiang Mai - foto di Clara Nubile

Viaggiare...
non è una copertina patinata, non sono (solo) le foto splendide sui social, viaggiare qui e ora è soprattutto stancarsi, sporcarsi, sudare, impolverarsi, infangarsi, sudare, ancora sudare, consumare pazienza, scarpe, vestiti che diventano ogni giorno più laceri e scoloriti, confrontarsi e scontrarsi con piccole ma a volte grandi differenze culturali (anche nella gestione degli spazi, e degli spazi comuni in casa), perdere, perdersi, perdere la pazienza, perdere i venti, spaventarsi, meravigliarsi, farsi paranoie, non farsi paranoie, sorridere sempre, imparare a prendere le cose con leggerezza eleganza e un pizzico di umorismo, bagnarsi sotto la pioggia improvvisa, perdere le chiavi, chiudersi fuori dalla stanza, mangiare quando capita a volte, non mangiare, mangiare troppo, sudare ancora sudare, cuocersi sotto il sole, macinare miglia chilometri a piedi, coi mezzi pubblici, arrischiarsi sui mini-van e sulle motorette-taxi, ridere, smadonnare, gioire, piangere, chiedersi "ma che ci faccio qui?", sbagliare e sbagliarsi, incontrare altri viaggiatori vicini e lontani, leggere, leggersi a vicenda, condividere aneddoti abbracci libri indirizzi consigli sogni improvvisati birre tè o caffè, ringraziare i santi bazaar asiatici e i 7/11 aperti anche di notte, diluire l'occidente nei tramonti a oriente, ridere, ballare sotto la pioggia, zampettare, stendere i panni lavati a mano sul balcone, farsi fili ponti pagine, cancellare prenotazioni, restare per strada a chiedersi "dove vado", impazzire con le google maps in thai, insegnare alle vecchiette del quartiere a mandare i baci con la mano, i baci a soffio, ridere sorridere fare piccoli inchini, trovarsi con strani buchi e macchie inspiegabili su qualsiasi capo di cotone, scolorire, scottarsi e ancora scolorirsi.
Fare casa, come dice una stimata collega, Fare case in tutte queste stanze tra India e Thailandia, passando per il Pakistan: arrangiare scrivanie, uffici. Lavorare viaggiando, come molti freelance. Combattere con la stanchezza, rispettare le scadenze. Disciplinarsi e accasarsi in mezz'ora, senza fronzoli e senza storie. Trasformarsi in biblioteche ambulanti.
Coccolarsi con un dolcetto o una sheet mask alla luce tremula di una candela in una stanza minuscola, mentre fuori un tempio si accende d'oro e la luna è piena, così piena da sembrare irreali. Essere grati al sole, alla luna, alla pioggia, agli animali incontrati in viaggio, a tutte le creature animate e scintillanti. 

That's me - foto di Giuliano Giustarini
Non smettere mai di cercare quella "tigre magica e feroce". Barattare libri, perdere le penne, non trovare mai la penna in borsa, appuntarsi meraviglie sulla pelle, tra occhi e tempie, soprattutto sotto l'orlo del cuore. Pensare a Chatwin, Tabucchi, Karen Blixen, Osborne, autori sconosciuti, blogger vari/e e a vari poeti (troppi da nominare). Sentirsi un po' come Manganelli in certi momenti, e ridere di una risata grassa con le sue parole. Leggere, leggere, viaggiare leggendo e leggendo viaggiare. Telefonare a chi è lontano, telefonare a chi è vicino. Mandare messaggi, scrivere lettere di carta, spedire pacchetti. Addormentarsi sfiniti, spossati e pensare "Domani mi riposo, non mi muovo" e ritrovarsi già in marcia all'alba col sole che sorge dietro una stupa dorata. Fare file all'ufficio immigrazione, combattere ferocemente contro stupide burocrazie e vincere, unire i punti dei tanti aeroporti sparsi tra Asia e Europa. Stufarsi, poi innamorarsi di nuovo del viaggio. Fare un corso che non avevi programmato, studiare qualcosa di insolito. Riscoprire la bellezza, gli alberi.
Compiere un percorso esoterico, tra strade d'oriente spiriti e fantasmi. Le leggende. Le superstizioni. Andare a trovare lo spirito amico di Terzani a Turtle House, offrire caramelle alla menta a quella casetta degli spiriti. Condividere strane geometrie mentali. Dialogare con italiani espatriati per scelta e necessità. Rifiutare con questi italiani incontrati in viaggio di leggere i giornali all'indomani delle elezioni in Italia. Bere molti caffé insieme o da soli. Offrire sempre un pasto a chi ne ha bisogno, comprare piccole cose invece di dare soldi al racket dello sfruttamento. Ritrovarsi con le lacrime di uno tsunami di gioia in un tempio a Lamphun. Percepire col corpo, le mani, i piedi, un'energia inspiegabile, divina, come solo in Asia succede. Essere attraversati dal divino, come saette.
Alleggerire la valigia, arricchire le piante dei piedi. Non tagliarsi i capelli, non farsi la tinta, fregarsene della ricrescita.
Essere grati, alla pioggia, alle mango rains, all'accenno di monsone. Sgranare gli occhi alla vista delle possenti nuvole. Desiderare un varano come amico.
Essere grati, soprattutto, a chi ci rende buoni, migliori, a chi ci dà le vere possibilità.
Grati alla vita.
Al viaggio (che è poi la stessa cosa).  

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